Stanca: c'è un limite alla repressione

Il ministro all'Innovazione esterna insofferenza verso un disequilibrio che a suo dire rischia di crearsi tra tutela della proprietà intellettuale e sviluppo della rete


Roma – Delle regole su Internet devono esserci e devono tutelare i detentori dei diritti ma queste regole non possono essere soltanto repressive e devono tenere conto di un contesto di continuo cambiamento. Così, in sintesi, si può riassumere il pensiero espresso ieri dal ministro all’Innovazione Lucio Stanca in occasione della presentazione del rapporto della Commissione interministeriale sui contenuti digitale nell’era di internet.

“La rete – ha dichiarato Stanca – non può essere un Far West senza regole dove tutto è consentito. Quello che è proibito nel mondo reale deve esserlo anche in quello virtuale. Ma – ha continuato – non si può agire solo in termini repressivi o criminalizzando. Certo dobbiamo proteggere la proprietà intellettuale e combattere le organizzazioni criminali ma a livello individuale certamente ci deve essere un intervento, ma non a livello criminale”.

Le parole di Stanca sembrano dunque alludere anche alle misure introdotte in Italia dalla Legge Urbani che, come noto, anche dopo le cosiddette modifiche prevede una sanzione di tipo penale per chi utilizza le ultime generazioni di software di file sharing, scaricando e condividendo contenuti protetti dal diritto d’autore.

“Diciamo sì alla repressione delle organizzazioni criminali – ha poi sottolineato Stanca – ma regolamentare Internet sarebbe una follia”. Dichiarazioni che pesano, dunque, tantopiù che ormai da anni l’Italia si è dotata e continua di giorno in giorno a dotarsi di una infrastruttura normativa relativa ad Internet con pochi eguali nel mondo occidentale.

In relazione al Rapporto, pubblicato sul sito del Ministero , Stanca ha spiegato che grazie allo sviluppo della banda larga si aprono importanti opportunità per il mercato dei contenuti, che entra in una nuova epoca che tocca tutti gli editori e i produttori, che “dovranno passare da una produzione di tipo tradizionale di editoria, cinema, tv, musica, cultura, etc., ad una digitale, in cui il contenuto originale è un insieme di bit e byte duplicabili in modo identico all?infinito”.

Tra le preoccupazioni espresse da Stanca la possibile “delocalizzazione” degli “ingenti contenuti del nostro patrimonio artistico, culturale ed ambientale”, contenuti che “dobbiamo sfruttare e valorizzare noi”. In questo senso, ha poi aggiunto Paolo Vigevano, presidente della Commissione che ha prodotto il Rapporto, “l’obiettivo è di “popolare” la rete e promuovere lo sviluppo del mercato dei contenuti digitali attraverso l?impegno del settore pubblico a porre in rete contenuti digitali liberamente fruibili per diffondere il sapere e la cultura”.

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti