Standard contro utenti

di E. Bisenzi (Infoaccessibile.com) - Come rincorrere gli standard dell'accessibilità Web della neonata legge Stanca può addirittura contrastare con le esigenze dell'utenza finale. Possibili soluzioni
di E. Bisenzi (Infoaccessibile.com) - Come rincorrere gli standard dell'accessibilità Web della neonata legge Stanca può addirittura contrastare con le esigenze dell'utenza finale. Possibili soluzioni


Roma – La ormai famosa legge Stanca sull’accessibilità sta per concludere il suo lungo iter normativo con l’approssimarsi all’orizzonte – dopo la pubblicazione di legge e regolamento – anche della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei requisiti tecnici relativi.

Il sentimento di delusione serpeggiato fra gli addetti ai lavori per aver scoperto che l’unico meccanismo di controllo della legge è rendere nulli i contratti con esterni ai siti della PA e di interesse pubblico (ad esempio le ferrovie che non sono più parte integrante della PA ma svolgono comunque un servizio pubblico) non ha ancora contaminato l’opinione pubblica che già si preannunciano altre contraddizioni di non poco conto dalla futura pubblicazione dei requisiti tecnici.

“I suddetti requisiti – arrivati in forma di bozza ad una terza versione datata dicembre 2004 che voci di corridoio vogliono molto vicina alla versione ufficiale che sarà pubblicata in Gazzetta – sono i requisiti della pagina Web sotto esame da sottoporre a verifica tecnica per accertare il livello di accessibilità del sito da testare.”

Sono requisiti che si basano sulla letteratura scientifica internazionale e più precisamente sugli “standard” dettati dalla normativa USA nota come 508 e dalle raccomandazioni del W3Consortium in tema di accessibilità (note anche come WCAG).

Il tentativo – assolutamente onesto e meritorio, va detto… – di tradurre le raccomandazioni storiche ed “internazionali” sull’accessibilità in un decalogo (in verità i requisiti sono 32 tuttora) adatto per le norme nostrane appare a tutt’oggi non privo di pecche e soprattutto risente dell’impostazione della normativa italiana di rincorrere le esigenze degli standard piuttosto che quelle dell’utenza finale.

Risulta infatti utile segnalare in questa fase – quando ancora i giochi non sono fatti – alcuni punti contraddittori di questi requisiti che non forniscano indicazioni chiare in alcuni casi ed in tal’altri addirittura rischiano di creare problemi di accessibilità più che risolverne…

Esempio emblematico ne è il punto 3 dove, soprattutto per non specialisti del settore, pubblicare alcune affermazioni come “fornire una alternativa testuale equivalente per ogni oggetto non testuale presente in una pagina” richiama velocemente alla memoria di chi si è rapportato superficialmente al problema accessibilità, la raccomandazione di fornire ad esempio testi con l’attributo ALT del tag IMG per ogni immagine della pagina Web ma induce in verità ad un errore grossolano con gravi conseguenze per una persona cieca che ha bisogno peraltro di alternative testuali per esplorare un sito.

Infatti etichettare ogni oggetto grafico compreso le tonnellate di quadratini, cerchietti, eccetera assolutamente non significativi di un ipotetica pagina Web vuol dire costringere, ad esempio, una persona cieca ad interpretare tramite altoparlante o su braille decine di affermazioni del tipo “quadratino giallo barrato di rosso” qualora si trovasse di fronte ad un sito pieno zeppo di elementi grafici e realizzato da un webmaster zelante nell’applicare alternative testuali ma non esperto delle reali esigenze di accessibilità dell’utenza finale ed in particolare delle persone cieche, ipovedenti, sorde e audiolese, disabili motorie, disabili cognitive ed epilettiche: tutte con particolari esigenze di interpretazione del Web che si trovano “di fronte”.

Un altro esempio, questa volta di imprecisione dei requisiti, è dettato dal punto 12 dove si dice “la presentazione e i contenuti testuali di una pagina devono potersi adattare all’interfaccia utilizzata dall’utente senza sovrapposizione degli oggetti presenti o perdita di informazioni tali da rendere incomprensibile il contenuto, anche in caso di ridimensionamento, ingrandimento o riduzione dell’area di visualizzazione e/o dei caratteri rispetto ai valori di default di tali parametri”.

In questo caso l’imprecisione dei requisiti sta tutta nel NON definire precisamente quale risoluzione minima (600×800?, 640×480?, altro?) bisogna rispettare per controllare il corretto funzionamento del ridimensionamento della pagina, lasciando tutto alla libera interpretazione – o alle esigenze particolari – del Webmaster di turno.

Questi due esempi – purtroppo ce ne sarebbero altri ma non voglio tediare ulteriormente il lettore… – sono abbastanza esemplificativi da un lato dell’imprecisione con cui sono stati redatti i requisiti e dall’altro dell’errore – imho – di impostazione – che questa legge esprime affidandosi alla bontà degli standard e non – magari – a dei meccanismi di “controllo” che tengano conto dell’esigenze dell’utenza finale e dell’interazione con la stessa.

E’ gioco forza a questo punto suggerire – a quei Webmaster che tengono a soddisfare non solo le norme di legge ma soprattutto i bisogni di accessibilità dei propri utenti – degli strumenti ben noti per il controllo della qualità del lavoro svolto. Non mi riferisco, come molti avranno subito pensato, a validatori ed emulatori ma a tre ben distinte possibilità di monitoraggio dell’utenza finale e delle sue preferenze: le statistiche, i test con gruppi di utenti e l’interazione diretta con l’utenza finale.

Lo studio delle statistiche, se ben svolto e con ricorrenza periodica, svela molto del comportamento dell’utenza finale sottolineando ad esempio la scarsa frequentazione di alcune sezioni rispetto ad altre e suggerendo quindi al Webmaster quelle modifiche necessarie per riequilibrare il flusso di utenti attraverso il Suo sito.

I test di usabilità svolti da gruppi di utenti purtroppo rappresentano un’opzione professionale che solo pochi siti ben supportati economicamente possono permettersi ma rappresentano comunque una forma efficace per testare il reale funzionamento di un sito.

L’interazione con l’utenza finale è l’opzione che sento di suggerire maggiormente: io stesso ho immaginato un tool specifico che ho chiamato ‘helpdesk accessibilità utile per comunicare con l’utenza finale ma qualsiasi soluzione (casella di posta elettronica, blog, forum, eccetera) che sia uno strumento di reale comunicazione con i propri utenti e messo ben in evidenza sul proprio sito è, a mio avviso, l’unica garanzia di buon funzionamento del sito stesso ed in ultima analisi anche la maniera più efficace per venire a conoscenza, e quindi eventualmente risolvere – problemi di accessibilità riscontrati dall’utenza finale.

Nella speranza che prevalga il buon senso e la comunicazione fra simili rispetto all’adozione meccanica ed inutile di obblighi calati dall’alto…

Enrico Bisenzi
InfoAccessibile.com

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04 01 2005
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