Il numero di pirati italiani è in diminuzione, grazie alla nuova legge antipirateria, alle azioni di contrasto delle autorità e alle sanzioni. Lo streaming illegale tramite IPTV continua però a causare perdite economiche e mancate entrate fiscali. Gli ultimi dati sono stati illustrati durante l’evento “Stati Generali della lotta alla pirateria tra cooperazione, tecnologia e sicurezza” promosso da FAPAV (Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali).
Due milioni di italiani hanno abbandonato la pirateria
I dati esposti durante l’evento sono il risultato dell’indagine effettuata da FAPAV/Ipsos Doxa. In base allo studio, il danno complessivo per il 2025 è circa 2,3 miliardi di euro (fatturato perso), le mancate entrate fiscali ammontano a 408 milioni di euro e i posti di lavoro (o mancate opportunità occupazionali) persi sono circa 11.100.
I pirati con età compresa tra 10 e 15 anni, e quelli con età superiore a 15 anni sono il 37% della popolazione (circa 20 milioni di italiani). Il fenomeno è ancora molto diffuso, ma il numero di persone che accedono ai contenuti audiovisivi senza pagare un abbonamento è circa un milione in meno rispetto al 2023.
Il 60% della popolazione adulta considera la pirateria un comportamento grave da perseguire legalmente, ma solo il 48% dei pirati ammette la gravità delle proprie azioni. Il 72% degli utenti delle IPTV riconosce che lo streaming illegale arreca danni all’economia e alla società, mentre il 56% è consapevole del legame tra pirateria audiovisiva e organizzazioni criminali.
Gli adulti (71%) conoscono la nuova legge antipirateria e i rischi associati all’uso di siti e app per lo streaming: malware (36%), identificazione da parte delle forze dell’ordine (34%), furto di dati personali (33%) e furto di dati finanziari (25%). Il 70% degli adulti ritiene efficace Piracy Shield. I siti oscurati finora sono oltre 100.000. I contenuti audiovisivi più piratati sono i film (28%), seguiti da serie TV (23%), programmi TV (19%) e sport in diretta (14%).