Streamnation, multimedia in prestito

Un nuovo servizio intende reintrodurre il senso di proprietà sui contenuti digitali grazie al cloud, lo streaming su protocollo HTTP e il prestito di film e serial TV ad amici e parenti. Gli avvocati di Hollywood sono già in preallarme
Un nuovo servizio intende reintrodurre il senso di proprietà sui contenuti digitali grazie al cloud, lo streaming su protocollo HTTP e il prestito di film e serial TV ad amici e parenti. Gli avvocati di Hollywood sono già in preallarme

Streamnation apre i battenti e promette di diventare un “personal media hub” a tutto tondo, un servizio cloud da cui accedere a tutta la propria libreria di contenuti multimediali (film, serie TV e in futuro tutto il resto) da ogni tipo di dispositivo elettronico. L’obiettivo – non certo secondario – di servire anche come centro di “prestiti” in digitale, però, potrebbe scontrarsi con gli interessi e le esigenze dell’industria dei contenuti.

Un account gratuito su Streamnation garantisce all’utente la possibilità di trasferire online contenuti audiovisivi per un massimo di 2 Gigabyte, e promuovere con altri il servizio fa salire lo spazio di storage a 10 Gigabyte. Sono naturalmente disponibili anche opzioni a pagamento, con 100 Gigabyte consumati ogni mese al costo di 4 dollari e spazio “illimitato” per 20 dollari al mese.

I contenuti – nei 27 formati video e 23 tipi di file grafici supportati – sono archiviati sui server remoti di Streamnation oltre che sulla piattaforma distribuita di Amazon, e a quel punto l’utente può accedere ai propri contenuti da computer tramite browser web, fare lo streaming sui gadget mobile o sul TV-set (Apple AirPlay, Google Chromecast) oppure scaricare sui dispositivi iOS per la fruizione offline (app in futuro disponibile anche su Android).

La possibilità di “prestare” i propri contenuti ad amici e parenti viene presentata con l’annuncio di uno Streamnation 2.0, piattaforma che nelle intenzioni dovrebbe restituire all’utente l’illusione di “possedere” i contenuti virtuali archiviati sui server remoti proprio grazie all’opzione di trasferimento dei diritti di fruizione a utenti e soggetti esterni.

L’idea è certamente interessante, altrettanto pacifico è l’interesse che l’industria dei contenuti potrebbe nutrire verso un servizio come Streamnation 2.0: la questione dei diritti di accesso – o addirittura di possesso – dei contenuti digitali è da tempo al centro di proposte e sentenze giudiziarie , e tutto lascia prevedere che il coinvolgimento di Hollywood e dei Big Media avrebbe caratteristica di natura molto poco amichevole nei confronti di Streamnation.

Alfonso Maruccia

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06 11 2013
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