Copia privata, un compenso sulle nuvole

Una proposta europea per tassare i servizi di storage online, che ospitano le copie private degli utenti non diversamente da hard disk e supporti ottici. Si leva la protesta

Roma – Una copia archiviata su un supporto fisico che l’individuo può stringere fra le mani non si differenzia da una copia stoccata in remoti data center che offrono spazi sotto forma di account: certa parte dell’Europa si sta muovendo per uniformare il quadro della copia privata, con l’idea di imporre l’equo compenso anche sui servizi di storage. Ma non tutti sono d’accordo.

La proposta , scritta per essere innestata nel più ampio panorama della riforma del diritto d’autore europeo , è stata avanzata dalla parlamentare europea Francoise Castex , probabilmente ricalcata su iniziative che ribollono in Francia e in Austria , tanto caldeggiate dalle collecting society e dall’industria dei contenuti quanto temute da consumatori e fornitori di servizi Internet. Nella bozza in circolazione ora, datata 20 settembre, si illustrano le motivazioni della proposta, che muove dalla necessità di valorizzare la varietà culturale e le economie che ruotano intorno ai contenuti digitali, pronte ad affacciarsi su un mercato europeo vasto e sempre meno frenato da vincoli alla circolazione dei beni. La digitalizzazione e la dematerializzazione, sottolinea Castex, se da un lato incoraggiano il fluire dei prodotti dell’industria culturale, lungo tutta la catena che di dipana dalla produzione al consumo, dall’altro sfuggono a certi meccanismi ormai consolidati, che fino ad ora hanno fruttato all’industria culturale delle entrate sicure.

Il nodo è la direttiva 2001/29/CE , che descrive l’eccezione della copia privata, libertà garantita al cittadino e compensata ai detentori dei diritti mediante l’equo compenso sui supporti di archiviazione. In 23 dei 28 paesi europei, sono oltre 600 i milioni di euro raccolti per compensare i detentori dei diritti delle copie private effettuate dai cittadini, una cifra più che triplicata rispetto all’entrata in vigore della direttiva. Castex sostiene che l’impatto della copia privata sia minimo rispetto al prezzo finale dei prodotti imposto ai consumatori (in Spagna, spiega, dopo l’ abolizione dell’equo compenso, i prezzi non sarebbero scesi sensibilmente). La parlamentare ritiene che, con opportuni aggiustamenti quali una maggiore trasparenza nella gestione dei ricavati, l’abbattimento dei lucchetti DRM capaci di comprimere il diritto alla copia per uso personale, e il giusto riconoscimento dei dispositivi e dei servizi non destinati alla archiviazione di opere protette da diritto d’autore , “il sistema della copia privata sia un sistema virtuoso, capace di bilanciare il diritto del consumatore alla copia privata con una equa remunerazione per i detentori dei diritti”. Per questo varrebbe la pena di preservarlo e di armonizzarlo fra gli stati membri, e se possibile di estenderlo, ad investire “tutto il materiale, i media e i servizi il cui valore risiede nella capacità di offrire spazio per le copie private”.

Nella proposta si fa esplicito riferimento ai servizi di cloud computing , che sempre più spesso sostituiscono i supporti tradizionali offrendo vasti spazi di archiviazione senza ingombri fisici: se utilizzati per la copia privata (Castex non spiega però come determinare la destinazione d’uso) non si distinguerebbero da hard disk, dischi ottici e via dicendo, e dovrebbero essere coinvolti nel sistema dell’equo compenso. Sarebbe dunque giunto il momento di agire: le autorità europee dovrebbero “valutare l’impatto sul sistema della copia privata dell’uso delle tecnologie di cloud computing per la registrazione e la conservazione delle opere protette, e allo stesso modo determinare come queste copie delle opere protette effettuate per uso personale debbano essere prese in considerazione nei meccanismi di compensazione per la copia privata”.

Ma se per Castex il meccanismo della copia privata rappresenta una dinamica virtuosa, prevedibilmente in accordo con i detentori dei diritti e soprattutto con le collecting society , le voci fuori dal coro non mancano . Nonostante la parlamentare abbia sottolineato come il sistema dell’equo compenso debba essere ottimizzato per assicurare proporzione e trasparenza, l’ eurodeputato pirata Christian Engstrom denuncia come l’estensione dell’equo compenso finisca per pesare ingiustamente sui consumatori , costretti a pagare lo stesso balzello su ogni supporto o servizio adottato per garantirsi la libertà di travasare a proprio piacimento le copie private che è loro diritto effettuare. L’industria dell’IT concorda : l’idea di fare affidamento su un sistema “antiquato” come quello della remunerazione per la copia privata non è segno di lungimiranza per l’Europa, incapace di comprendere come il prezzo dei dispositivi e dei servizi rappresenti un ostacolo all’uso della tecnologia per il consumo dei prodotti culturali. Le associazioni di produttori francesi di settore, che con l’equo compenso combattono con veemenza da tempo, non hanno dubbi : con un sistema della ripartizione per i diritti d’autore come quello europeo, imporre la tassa sulla copia privata agli utenti dei servizi di archiviazione online significa solo agire per rimpinguare le casse delle collecting society.

Gaia Bottà

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  • Rossano scrive:
    Più che una eredità
    Più che una eredità morale, questo è uno strumento che, se fosse esistito quando Aaron Swartz copiava documenti da JSTOR, gli avrebbe risparmiato una causa in tribunale. Ovviamente se lo avesse usato.
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