C’era una volta Substack, la piattaforma dove gli scrittori potevano pubblicare le loro newsletter senza dover mendicare clic su testate online o sperare in algoritmi benevoli su Facebook. Un posto dove la parola scritta contava, dove gli abbonamenti diretti permettevano ai giornalisti e agli autori di vivere del proprio lavoro senza intermediari invadenti. Era il rifugio di chi credeva ancora che le persone fossero disposte a pagare per leggere, non solo per scrollare video di quindici secondi.
Substack tradisce gli scrittori e lancia un’app per guardare video in TV
E poi un bel giorno, Substack ha guardato YouTube, ha guardato TikTok, ha guardato i miliardi che girano intorno ai video, e ha pensato: perché no? Così ha annunciato l’arrivo di un’app dedicata per Apple TV e Google TV. La reazione della community è stata immediata e feroce. Molti hanno implorato la piattaforma di ripensaci, di non tradire la parola scritta per il dio denaro.
L’app ha persino copiato l’interfaccia di TikTok, con il feed “Per te”… Gli abbonati, sia gratuiti che a pagamento, possono già usare l’app, con accesso basato sul proprio livello di sottoscrizione. Substack ha in programma di aggiungere anteprime di contenuti a pagamento per gli utenti gratuiti, post audio, letture vocali, funzioni avanzate di ricerca, upgrade agli abbonamenti direttamente dall’app, e sezioni dedicate per ogni pubblicazione, dove esplorare tutti i video di uno specifico creator.
Ma chi si è iscritto a Substack, l’ha fatto per leggere, non per guardare video sul televisore. Se volessero guardare video, avrebbero YouTube. Se volessero feed algoritmici che decidono cosa vedere, avrebbero TikTok. Ma hanno scelto Substack proprio per sfuggire a quella logica. E adesso Substack volta le spalle a tutti.
Substack investe pesantemente sui video
Substack sta investendo pesantemente nei video e nei livestream per competere con YouTube e Patreon. Ha iniziato nel 2022, poi ha permesso ai creator di monetizzare i video, ha esteso i livestream a tutti gli editori, e ha lanciato un feed video in stile TikTok nell’app mobile a marzo 2025.
Le intenzioni sono chiare, trasformare Substack da piattaforma per newsletter a piattaforma per contenuti video. Il problema è che nessuno nella community lo voleva. Gli scrittori si sono iscritti per scrivere. I lettori si sono iscritti per leggere. E adesso si ritrovano in una piattaforma che sembra decisa a diventare l’ennesimo clone di YouTube.
Substack giustifica il cambio di rotta scrivendo: Substack è la casa dei migliori contenuti di approfondimento (longform), lavori in cui i creator mettono cura reale e con cui gli abbonati scelgono di passare il tempo. Ora questi video e livestream che stimolano la riflessione hanno una casa naturale sulla TV
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Gli utenti protestano (inutilmente)
Gli utenti, quelli che hanno creduto nella missione originale di Substack, si sentono inevitabilmente traditi. E come dargli torto? Chi conosce bene Substack, sa che questa deriva verso i video non è quello per cui si erano iscritti.
E hanno ragione. Perché Substack poteva rimanere la piattaforma delle newsletter, poteva continuare a essere il rifugio degli scrittori che non vogliono dipendere dagli algoritmi social. Invece ha scelto di inseguire YouTube, TikTok, Patreon. Di diventare l’ennesima piattaforma video in un mercato già saturo.
Il cerchio si chiude. Un’altra piattaforma nata con ideali chiari che li abbandona inseguendo i soldi. E ora, cosa succederà?