Task Force: tra l'app e l'eccezione smart working

La task force di Colao potrebbe iniziare con un'app per il tracciamento degli spostamenti e da nuove regole per definire lo smart working.
La task force di Colao potrebbe iniziare con un'app per il tracciamento degli spostamenti e da nuove regole per definire lo smart working.

La task force di Vittorio Colao si sta riunendo in queste ore per la prima volta, così da gettare le basi del lavoro per le settimane a venire. Ci sono grandi aspettative sull’esito di questa riunione perché, inevitabilmente, parte del carico di responsabilità del Governo in questa fase è stata delegata a pacchetti alle varie task force avviate. Su Colao pende la responsabilità più importante: il ruolo di guida, anche e soprattutto per il mondo imprenditoriale, fuori dall’impasse e verso la ripresa.

Si riparte dall’app di tracciamento

Nelle ore in cui la task force si riunisce, spuntano le prime voci sottobanco sulle attività che saranno poste in essere: Open, ad esempio, svela come uno dei primi obiettivi sia lo sviluppo della medesima app di tracciamento di cui da settimane si parla, per la quale Apple e Google hanno creato una prima piattaforma di sviluppo e dalla quale potrebbe nascere una nuova logica di distanziamento sociale. L’app potrebbe avere una duplice valenza: da una parte facilitare la compilazione delle autocertificazioni per gli spostamenti e dall’altra identificare gli incroci di possibile contaminazione, così che in caso di positività si possano allertare le persone entrate in contatto (fortuitamente o meno) nelle settimane antecedenti. L’app potrebbe valere quindi tanto per la tutela del singolo, quanto per autorizzarne gli spostamenti da e verso il luogo di lavoro, aiutando così l’impresa a ripartire grazie ad uno sgravio di responsabilità legato all’uso dell’app da parte dei singoli utenti.

Smart working? Una eccezione

Altra ipotesi in ballo è legata allo smart working, che diventerebbe una condizione necessaria e fondamentale per la ripartenza. Spiega Open:

Nelle aziende con un gran numero di dipendenti, almeno nei primi mesi, il lavoro da casa resterebbe obbligatorio. Facoltativo per quelle più piccole, ma i dettagli restano ancora da definire. Per i lavoratori che avanzassero la richiesta di poter andare a lavorare sul posto di lavoro, il permesso non potrebbe essere negato: le mansioni e il ruolo devono però essere compatibili con le regole del distanziamento sociale.

Attenzione, però: lo smart working non sarebbe inteso come opzione futuribile, quanto come una semplice soluzione temporanea. In prospettiva, insomma, lo smart working non diventerà una regola, ma una semplice eccezione a disposizione delle aziende. Se confermato questo approccio, nella visione di Colao lo smart working sarebbe pertanto una semplice soluzione di rimpiazzo in assenza di alternative percorribili, ma il ruotino di scorta sarà messo da parte non appena sarà possibile tornare a correre realmente. In questo approccio sembra esserci dunque poca visione e molto pragmatismo, lasciando perdere chimere di lungo periodo in favore di tutta la praticità possibile per saltare l’ostacolo in agilità e tornare a guardare lontano.

Al momento trattasi di ipotesi giornalistiche, ma entro pochi giorni sarà probabilmente possibile avere una prima visione d’insieme di ciò che la task force vorrà andare a porre in essere: per Colao non c’è soltanto il dovere di agire, ma c’è anche la necessità di farlo in fretta. E la percezione di tutto ciò dovrà essere tangibile, perché anche di questo l’Italia ha bisogno: di una guida solida, in un piano programmatico, di una prospettiva vera di ripartenza.

Fonte: Open
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14 04 2020
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