Telefono Arcobaleno: l'Europa è l'epicentro del pornoweb

L'Associazione moltiplica i propri sforzi e fa salire del 131 per cento in cinque anni il numero delle segnalazioni di siti di pornografia infantile. I numeri, i dati e le considerazioni
L'Associazione moltiplica i propri sforzi e fa salire del 131 per cento in cinque anni il numero delle segnalazioni di siti di pornografia infantile. I numeri, i dati e le considerazioni

Quasi nove milioni di euro al giorno: questo è quanto frutta il pedobusiness agli operatori del settore. Quattrocento i clienti che ogni giorno frequentano i siti pedopornografici. “Il 2007 è il nuovo anno record per la pedofilia online”: a lanciare l’allarme è Telefono Arcobaleno , l’associazione che da anni collabora con le forze dell’ordine per debellare lo sfruttamento minorile e le sue manifestazioni in rete.

Sono oltre 39mila le segnalazioni della presenza di materiali pedopornografici online inoltrate dall’Associazione alle polizie, oltre 7mila quelle che hanno riguardato siti dedicati allo sfruttamento economico di tale materiale: in cinque anni la presenza online del materiale pedopornografico secondo le stime dell’Associazione sarebbe aumentata del 131 per cento. Questo è quanto emerge “dalle attività di monitoraggio della pedofilia in internet” condotta da Telefono Arcobaleno, sintetizzata nel report annuale .

“Il dato che emerge in modo preoccupante è che la pedofilia online risulta essere un crimine prevalentemente europeo”, sorprende tutti Telefono Arcobaleno: il 61 per cento dei fruitori di materiale pedopornografico è europeo, l’ 86 per cento del materiale scambiato in rete risiede su server europei, è europeo il 52 per cento dei siti che traggono profitto dal pedobusiness. In testa ai paesi nel quale l’Associazione ha rilevato il maggior numero di siti pedopornografici c’è la Germania: con 25599 segnalazioni raccoglie molto più della metà del totale delle segnalazioni effettuate da Telefono Arcobaleno. Ma il Vecchio Continente è altresì teatro di abusi perpetrati sui minori: nel quadro del pedobusiness online “il 92 per cento di bambini sfruttati” sarebbe di origine europea.

L’analisi condotta dall’Associazione non si limita ai dati quantitativi: i materiali sono sempre più vari e la loro circolazione sempre più vasta, sono sempre più variegate le categorie di persone che, spesso loro malgrado , vengono a contatto con contenuti di natura pedopornografica. Ciò è dovuto alle tecniche sempre più affinate di dissimulazione e mascheramento dei file e delle porte d’accesso ai ring dello sfruttamento.

Con le consuete incertezze sulla distinzione tra pedofilia, abusi pedofili e pedopornografia Telefono Arcobaleno spiega che “il pedobusiness cresce in misura più che proporzionale rispetto alla pedofilia online”, sottolineando come una domanda sempre più pressante sia responsabile di un giro d’affari che vale quasi 2,7 miliardi di euro l’anno . Sono circa 400 i “siti pedopay” che ogni giorno servono altrettanti utenti: circa 50 euro le cifra richiesta agli utenti per un account.

“Nota positiva – ha spiegato però Giovanni Arena, il presidente dell’Associazione – è che Telefono Arcobaleno nell’anno appena passato, ha ottenuto, con la sua attività di contrasto, una percentuale di chiusura dei siti segnalati del 99,01%”. Nonostante siano ancora necessari ripetuti solleciti affinché gli spazi web rintracciati vengano oscurati, l’Associazione vanta un “tempo record di chiusura di un sito illegale che offende l’infanzia”, tempo che valuta in tre minuti.

Per questo motivo Telefono Arcobaleno rinnova l’appello ai legislatori, affinché consolidino il quadro normativo degli stati in cui operano: in numerosi paesi non è possibile agire in maniera efficace per arginare la diffusione online di materiale pedopornografico e di “contenuti pedofili”, e per agire contro la “divulgazione della cosiddetta cultura pedofila “. Un’attività che in Italia guadagnerà in coordinazione ed efficienza con l’ inaugurazione del Centro Nazionale della Polizia di Stato per il contrasto alla pedopornografia sulla rete Internet.

Gaia Bottà

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31 01 2008
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