Terremoto in zona pay-per-click

Il meccanismo alla base del grande successo commerciale di Overture, Google ed altri è messo in discussione in una class-action che potrebbe avere effetti dirompenti. L'accusa? Un cartello ai danni degli inserzionisti web
Il meccanismo alla base del grande successo commerciale di Overture, Google ed altri è messo in discussione in una class-action che potrebbe avere effetti dirompenti. L'accusa? Un cartello ai danni degli inserzionisti web


San Francisco (USA) – Ci sono tutti i nomi delle grandi net-company in una denuncia annunciata nelle scorse ore che conta di porre a soqquadro l’intero mondo del cosiddetto search advertising , locuzione trendy che indica nientemeno che i fondamenti delle fortune commerciali di aziende del calibro di Google o Overture (Yahoo!). Si parla di un business che cresce di anno in anno fin quasi a raddoppiare nei volumi, già miliardari.

L’accusa formulata da un negozio dell’Arkansas che vende anche online i propri prodotti è che America Online, Google, Yahoo!, Lycos, Ask Jeeves, Go.com ed altri ancora abbiano architettato un accordo illegale che consente loro di manipolare i prezzi delle inserzioni e soprattutto veicolare ai siti degli inserzionisti traffico fasullo.

Il riferimento è al meccanismo del pay-per-click : l’inserzionista paga il portale sul quale appare l’annuncio per ogni click che su quello spot viene fatto dagli utenti Internet: il click, infatti, porta sul sito indicato dall’inserzionista. La denuncia sostiene che molti di questi click sono pilotati, frutto di frode, e che quindi i conti degli inserzionisti vengono gonfiati artatamente.

“Queste aziende – affermano infatti gli avvocati dell’azienda – hanno accresciuto il mercato della pubblicità pay-per-click senza però dire che hanno sistematicamente e continuamente imposto prezzi più alti o raccolto prebende gonfiate col pay-per-click dai propri inserzionisti”. L’intento “associativo” dell’azione delle net-company sarebbe costituito dall’aver contribuito tutte insieme a dar vita a questo mercato truccato per beneficiarne a piene mani.

Stando alla Lanès Gifts and Collectibles , dunque, il fenomeno non riguarda certo solo le proprie inserzioni ma quelle di un’infinità di altre aziende. La speranza dei suoi legali è che alla denuncia che ha ora presentato si associno al più presto numerose altre compagnie (class-action), in modo tale che sia possibile dar battaglia in tribunale ai colossi del web ed ottenere compensazioni economiche.

Va detto che problemi col pay-per-click ci sono sempre stati e non è la prima volta che se ne parla. Vi sono stati casi di frodi compiute ai danni degli inserzionisti ma anche degli stessi operatori, con la moltiplicazione di click fasulli pensati per rendere inefficaci certe pubblicità, far crescere i costi di un concorrente e via dicendo. Ma sono tutti casi per i quali le grandi società del settore, Google in testa, hanno già messo in pista una serie di strumenti sofisticati di controllo per cercare di ridurne il più possibile gli effetti. Secondo questa denuncia, però, tutto questo gran daffare contro l’abuso del meccanismo pubblicitario nasconderebbe ben altri interessi.

Per il momento nessuna delle società citate dalla Lanès ha scelto di commentare pubblicamente quanto sta accadendo.

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06 04 2005
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