Terrorismo e Web, la proposta Frattini

Rivelata finalmente la proposta del Commissario europeo di cui si è discusso per mesi. Non si parla di un'autorità di censura ma finiscono nel mirino certe informazioni disseminate online. Che però continueranno a girare
Rivelata finalmente la proposta del Commissario europeo di cui si è discusso per mesi. Non si parla di un'autorità di censura ma finiscono nel mirino certe informazioni disseminate online. Che però continueranno a girare

Bruxelles – L’attesa è cresciuta notevolmente nelle ultime settimane in seguito alle ripetute anticipazioni del Commissario europeo Franco Frattini e ieri, finalmente, sono stati resi pubblici i nodi principali della proposta della Commissione per rinnovare la lotta al terrorismo , una proposta che tocca per molti aspetti anche la rete Internet.

uè uè L’idea di fondo è di criminalizzare “l’addestramento e il reclutamento a fini terroristici e l’istigazione a commettere reati terroristici, nonché a prevenire l’uso di esplosivi da parte di terroristi (…) anche quando commessi attraverso Internet”.

La Commissione chiede ai singoli paesi dell’Unione di dotarsi di strumenti per reprimere la propaganda violenta , usata “per diffondere tattiche e istruzioni per la fabbricazione e l’uso di bombe o esplosivi e istigare a commettere atti terroristici”. In questo senso, un ruolo centrale lo giocheranno i provider Internet , ai quali sarà chiesto di cooperare quanto più possibile nel tentativo di “sventare i piani e identificare i responsabili, garantendo al contempo la protezione dei dati personali e la salvaguardia dei diritti fondamentali”.

Non si tratta, come aveva precisato già lo stesso Frattini un paio di giorni fa, dell’istituzione di una censura europea , nel senso che gli utenti del Vecchio Continente non si troveranno dinanzi ad un meccanismo di oscuramento o sequestro del traffico quando indirizzato verso “siti sensibili”. Si preferisce invece la via giudiziaria, dove le autorità dei singoli paesi e dell’intera Unione si muoveranno per rimuovere all’interno dei propri confini i siti considerati pericolosi . Una misura che potrebbe rassicurare almeno in parte chi temeva un ulteriore sistema di filtering ma che probabilmente non servirà a fermare il proliferare di siti di propaganda o diffusori di informazioni che vengono ritenute illegali.

Il Commissario Secondo Frattini “il terrorismo continua a costituire una minaccia per i fondamenti politici dell’Unione europea e per la vita e il benessere dei suoi cittadini”. Visto quanto accaduto in questi anni, inoltre, “nessuno dei nostri concittadini è al riparo da tale minaccia e il terrorismo può colpire i cittadini e gli interessi europei anche al di fuori dell’Europa. I terroristi colpiscono ovunque, in qualunque momento e con i mezzi che garantiscono il maggiore impatto”. A suo avviso, inoltre, “il nostro obiettivo rimane quello di mantenere il giusto equilibrio tra il diritto fondamentale dei cittadini alla sicurezza, il diritto alla vita e altri diritti fondamentali, tra cui il diritto alla privacy e i diritti procedurali”.

Della proposta, però, mancano ancora alcuni importanti dettagli, quelli relativi ad esempio ai sistemi di tracciamento e individuazione online delle informazioni “sgradite”. Sebbene non si parli di apparati di censura, rimane ancora da chiarire quale sia il confine della legalità per webmaster e blogger nella visione europea: le prime proposte di Frattini sembravano andare nella direzione della messa al bando di termini e fraseologie specifici , una prospettiva che aveva allarmato la rete europea.

Per comprendere fino in fondo come si muoveranno le autorità europee e come i singoli paesi recepiranno le indicazioni della Commissione, sarà dunque necessario attendere ancora. E ci sarà da attendere anche per conoscere i dettagli degli altri “nodi” della proposta Frattini, che includono “azioni” per aumentare la sicurezza degli esplosivi e “strumenti” per la raccolta e gestione dei dati dei passeggeri in arrivo e in transito nell’Unione Europea, sulla scorta di quanto già avviene negli Stati Uniti. Il tutto dovrà poi essere digerito nel corso dei prossimi 18 mesi dagli stati membri, che pur dovendosi muovere entro queste linee guida potranno apportare ampie “personalizzazioni” al loro “recepimento”.

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06 11 2007
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