Tevatron, gigante in pensione

Il più potente acceleratore di particelle statunitense chiude i battenti, lasciando all'europeo LHC il compito di svelare i segreti della fisica. Ma i dati sin qui raccolti continueranno a essere studiati

Roma – Dopo 28 anni di onorato servizio, Tevatron va finalmente in pensione: l’acceleratore (e “collider”) di particelle costruito presso il laboratorio federale Fermilab nell’Illinois chiude i battenti, i ricercatori “spengono” l’energia che alimentava i circuiti del collider e la comunità scientifica rivolge il suo sguardo esclusivo alle superiori capacità tecnologiche del Large Hadron Collider europeo.

Tevatron si estende su una circonferenza di 6,3 chilometri, ed è stato sin qui utilizzato per accelerare le particelle elementari della materia a velocità prossime a quelle della luce – per poi provocare la loro collisione e studiare i dati risultati alla ricerca di nuove scoperte o conferme nel campo della fisica.

Per “spegnere” il collider i responsabili hanno dovuto premere due tasti speciali appositamente costruiti, uno rosso per lo spegnimento e l’altro blu per l’interruzione definitiva della corrente che alimentava i circuiti della macchina.

Di notevole importanza, le scoperte rese possibili dal lavoro svolto presso il Fermilab in questi anni, inclusa la conferma dell’esistenza del quark “top” (variante di terza generazione delle particelle elementari indivisibili contenute in protoni e neutroni nel nucleo atomico) e di cinque barioni (particelle composte di quark appartenenti alla stessa famiglia di protoni e neutroni).

Gli ultimi risultati sperimentali del Tevatron hanno contribuito a raffinare la “caccia” al bosone di Higgs, la “particella di Dio” di cui molti sperano di provare l’esistenza per riaffermare la validità del Modello Standard su un mondo subatomico fatto di caos e incertezze.

E anche se il collider statunitense è stato spento , dicono i ricercatori, i dati accumulati con gli esperimenti continueranno a essere studiati e a produrre materiale da pubblicare sulle riviste scientifiche specializzate. Tevatron è morto, lunga vita all’LHC.

Alfonso Maruccia

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