TikTok promette 25000 posti di lavoro negli USA

È un affare complicato quello per la riorganizzazione del business americano di TikTok: tra promesse, pretese e possibili veti da Pechino.
È un affare complicato quello per la riorganizzazione del business americano di TikTok: tra promesse, pretese e possibili veti da Pechino.
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L’eventuale creazione di TikTok Global con sede negli Stati Uniti porterà a generare circa 25.000 nuovi posti di lavoro negli USA. Questa la promessa formulata dalle realtà (ByteDance, Oracle e Walmart) che hanno sottoposto all’amministrazione Trump un accordo per mantenere il social network operativo nel territorio americano, ma l’obiettivo è raggiungibile?

Il futuro di TikTok, tra promesse e veti dalla Cina

Tra gli analisti d’oltreoceano circola qualche perplessità. C’è chi stima che per rendere lo sforzo sostenibile il business della piattaforma debba crescere di 19-20 volte entro i prossimi anni. Un traguardo non semplice considerando le difficoltà che al momento interessano l’economia a livello globale.

Le cose cambierebbero se il conteggio tenesse però in considerazione anche i creatori di contenuti statunitensi supportati dal miliardo di dollari del Creator Fund appena stanziato dalla parent company cinese ByteDance e i membri dei team interni che Oracle e Walmart costituirebbero in caso di via libera alla transazione.

Tutte congetture al momento. Entro pochi giorni si conoscerà la nuova decisione della Casa Bianca, stando alle ultime uscite di Trump non disposta ad accettare una stretta di mano diversa rispetto a quella finalizzata a un’acquisizione vera e propria.

Alla richiesta non ha tardato a rispondere la Cina. Dalle pagine del quotidiano Global Times, organo di stampa vicino al governo centrale, si apprende che a Pechino la prospettiva non è vista di buon occhio: potrebbe giungere il veto alla vendita anche solo di una frazione della quota (si ipotizza il 20%).

Ricordiamo infine che solo poche settimane fa nel paese è stata introdotta una nuova legge che impedisce la cessione a realtà estere di tecnologie ritenute “sensibili”: gli algoritmi che si occupano dell’indicizzazione automatica dei contenuti su TikTok sembrano poter essere ascritti a questa categoria.

Fonte: Reuters
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