Tim Cook: ecco cosa bolle nella pentola di Apple

Il CEO interviene alla conferenza D11 e parla di tasse, di iOS, di nuovi prodotti e nuove idee. Cook apre a un futuro più aperto, stronca i Google Glass, e non esclude l'esistenza di un iWatch
Il CEO interviene alla conferenza D11 e parla di tasse, di iOS, di nuovi prodotti e nuove idee. Cook apre a un futuro più aperto, stronca i Google Glass, e non esclude l'esistenza di un iWatch

Intervista a tutto tondo per Tim Cook , CEO di Apple che ha ereditato il ruolo e il “regno” di Steve Jobs dopo la scomparsa di quest’ultimo: Walt Mossberg e Kara Swisher all’annuale conferenza da loro organizzata interpellano Cook su tutto quanto fa Apple, sulle strategie future e soprattutto sui prodotti in via di sviluppo in quel di Cupertino. Che ci sono e avranno lo stesso impatto di iPhone e iPad, assicura il CEO.

La prima domanda per Cook è anche quella che molti si pongono da quando gli utili sono in calo e le quotazioni azionarie in discesa: Apple ha perso il suo fattore “cool”? “Assolutamente no”, risponde sicuro il CEO, sciorinando i numeri di un business che continua ad andare a gonfie vele (85 milioni di iPhone e 42 milioni di iPad venduti in un solo trimestre fiscale) e sottolineando come, nella storia di Apple, le quotazioni in borsa facciano su e giù a seconda dei venti ma non abbiano mai costituito la priorità per il management.

La cosa più importante per Apple sono i prodotti, spiega Cook, e di quelli se ne parlerà presto perché nella fucina di Cupertino c’è sempre qualcosa di nuovo che bolle in pentola – e qualche nuova azienda innovativa da acquisire senza troppo clamore . La novità più gettonata è ovviamente la ormai famigerata “Apple TV”, intesa come la TV completa di Cupertino che anche Jobs aveva suggerito nella sua biografia, e Cook ammette che ha una “visione grandiosa” in via di definizione per i TV-set ma rimanda la discussione a un momento futuro.

Nel frattempo, le vendite dell’attuale Apple TV vanno bene, anzi benissimo ( 13 milioni di unità di cui la metà piazzata solo quest’anno), ma quello che va cambiato – sempre secondo Cook – e un’esperienza di fruizione dello schermo domestico che è rimasta tale negli ultimi 10, 20 anni. Apple TV è parte della risposta a questa supposta esigenza di cambiamento, il resto verrà col tempo assicura Cook.

Il CEO di Cupertino ne ha anche per Google Glass, primo esponente di una categoria di prodotti molto più vicina alla definizione di “wearable computing” di qualsiasi cosa vista in passato: Glass non avrà grande appeal sul pubblico mainstream perché non si possono costringere le persone con una vista normale a indossare gli occhiali, sostiene Cook, ma l’intero concetto di wearable computing è estremamente interessante per Apple in particolare se si prendono in considerazione i bracciali – un possibile indizio, questo, del fatto che a Cupertino sono davvero al lavoro su un “iWatch” o qualcosa di simile.

E iOS? Ovviamente ci saranno novità anche per l’OS mobile dei device di Cupertino, garantisce Cook, con Jony Ive – lo storico designer a cui si deve l’aspetto dei prodotti di maggior successo di Cupertino – attivamente impegnato a ridefinire il sistema che verrà mostrato alla conferenza WWDC il prossimo mese.

Potrà sorprendere o meno, inoltre, ma Apple non ha alcun preconcetto di tipo “religioso” contro l’apertura verso altre piattaforme e verso Android in particolare: Cook apre alla possibilità – ancora del tutto ipotetica, beninteso – di convertire qualcuna delle sue app per il sistema mobile di Google se avesse senso da un punto di vista strategico ed economico, così come in futuro sarà garantita una maggiore apertura verso l’intervento di terze parti in fatto di utilizzo delle API di iOS e di personalizzazione dell’esperienza utente. Non al punto da pregiudicare l’esperienza utente complessiva, a ogni modo.

Non poteva mancare, in un’intervista dedicata al CEO di Apple, la spinosa questione dell’ elusione fiscale : Cook non dice nulla di nuovo rispetto a quanto già detto sull’argomento, rimarcando il notevole contributo della sua azienda alle casse federali – 6,5 miliardi di dollari – e invocando ancora una volta una riforma profonda della materia. La dichiarazione dei redditi di Cupertino occupa 7.500 pagine e più di 60 centimetri di carta, rivela Cook, e anche se Apple finisse per pagare un po’ di più sarebbe comunque preferibile semplificare le cose dal punto di vista delle norme dell’astruso codice fiscale statunitense.

Alfonso Maruccia

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29 05 2013
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