Tutela minori online: age verification e sharenting

Tutela minori online: age verification e sharenting

Al termine del tavolo di lavoro istituito dalla Ministra della Giustizia sono state avanzate alcune proposte per age verification e sharenting.
Al termine del tavolo di lavoro istituito dalla Ministra della Giustizia sono state avanzate alcune proposte per age verification e sharenting.

La Ministra della Giustizia Marta Cartabia ha chiuso ieri il tavolo tecnico sulla tutela dei diritti dei minori, al quale hanno partecipato la sottosegretaria Anna Macina e tre autorità (AGCOM, Privacy, Infanzia e adolescenza). Al termine delle discussioni (avviate quasi un anno fa) sono state illustrate alcune proposte di intervento, due delle quali riguardano la verifica dell’età per l’iscrizione ai social network e la pubblicazione delle immagini dei minori da parte degli adulti. È stata inoltre evidenziata la necessità di regolamentare il fenomeno dei baby influencer.

Il problema della age verification

Il lockdown dovuto alla pandemia COVID-19 ha ulteriormente peggiorato uno dei problemi più noti, ovvero la difficoltà di verificare l’età degli utenti iscritti ai social network. Nel mondo fisico è facile controllare l’età prima di vendere alcolici o sigarette, in quanto è sufficiente chiedere un documento d’identità. Online è quasi impossibile la “age verification” perché il minore può inserire una data di nascita fasulla.

Il gruppo di lavoro ha innanzitutto evidenziato che i minori di 16 anni non hanno la capacità giuridica per stipulare contratti, quindi l’iscrizione ai social media non dovrebbe essere consentita senza il consenso dei genitori. Alcuni social network hanno implementato sistemi basati sull’intelligenza artificiale per verificare l’età, ma ciò avviene dopo l’iscrizione, non prima. Il caricamento del documento d’identità potrebbe invece fornire troppe informazioni al gestore della piattaforma. Nessuna delle soluzioni attuali è efficace, pertanto occorre un intervento sul piano tecnico e legale.

Un altro problema è noto come sharenting, ovvero la pubblicazione online delle foto di un minore da parte di un genitore. Secondo il gruppo di lavoro, l’applicazione della legge sul cyberbullismo dovrebbe essere estesa a questo fenomeno, in modo da consentire al minore di chiedere la rimozione delle immagini.

Infine si dovrebbe regolamentare il fenomeno dei baby influencer, prendendo come spunto una legge francese che impone determinati obblighi, come l’orario di lavoro e l’accredito dei guadagni su un conto corrente intestato solo al minore e bloccato fino al raggiungimento del sedicesimo anno di età.

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Pubblicato il 11 mag 2022
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