Cina, Russia e Turchia: il repulisti di Twitter

Twitter elimina decine di migliaia di account legati a doppio filo alla propaganda statale di Cina, Russia e Turchia: i documenti sono pubblici.
Twitter elimina decine di migliaia di account legati a doppio filo alla propaganda statale di Cina, Russia e Turchia: i documenti sono pubblici.

Twitter ha avviato una pesante pulizia di primavera tra i propri account, eliminando in un colpo solo decine di migliaia di account fake che il social network avrebbe ricollegato ad iniziative di origine statale: ben 32.242 account sono stati messi alla porta poiché ricollegati direttamente alla propaganda proveniente da paesi quali Cina, Russia e Turchia. Non c’è di mezzo l’Italia – per ora – ma già in passato il nostro paese e la nostra politica sono stati correlati alla propaganda russa: per ora ci si accontenti di capire cosa certe macchine statali sono in grado di mettere in piedi, in attesa di capire magari cosa anche in Italia qualcuno possa aver tentato di innescare.

Russia, Cina e Turchia a colpi di tweet

Sono solo social network? Sono solo cinguettii? Sono solo discussioni fini a sé stesse e isolate nel mondo virtuale? Tutt’altro: sono piccoli tasselli di una complessa battaglia geopolitica che si sta combattendo tra le nostre dita, sui nostri display, tra le maglie delle nostre discussioni online. Una battaglia a colpi di cuoricini e di retweet che gonfiano taluni argomenti per insabbiarne altri, per deviare opinioni e per motivare aggregazioni ideologiche. L’immagine che ne scaturisce è quella di un Risiko a colpi di tweet, con attacchi mirati e strategie estremamente elaborate per dar corpo agli interessi geopolitici di parte. Il tentativo di Twitter di sgravarsi il peso della politica di dosso è sempre più intenso e dopo Trump è toccato ora ai nemici primi del Presidente USA. Uno sforzo bipartisan, insomma, per tornare a essere uno strumento di comunicazione e non una clava di propaganda incrociata.

Ma non finisce qui. Oltre ai 32.242 account rimossi, vengono alla luce ulteriori account (sono oltre 150 mila solo quelli correlati alla propaganda cinese) il cui scopo è esclusivamente quello di rilanciare i messaggi originali e gonfiarne visibilità e popolarità. Sono account con scarni follower, la cui attività automatica è semplicemente quella di gonfiare le metriche degli account obiettivo, lavorando con automatismi appositamente ideati per aggirare le dinamiche proprie del social network. Quella che si configura è una vera e propria organizzazione fatta di bot leader e di bot gregari, ognuno immaginato per uno scopo preciso e tutti coordinati per portare online una specifica narrativa, uno specifico argomento o una specifica deviazione rispetto al dibattito in atto.

Twitter ha voluto portare avanti questo processo in piena trasparenza, portando online le informazioni relative agli account incriminati per esplicitarne ruolo, natura, provenienza e contenuti. Un piccolo passo per il social network, un grande passo per la salubrità dell’ecosistema social che vi gravita dentro. L’iniziativa è però un grido di allarme senza precedenti: la propaganda politica di alcuni stati sta permeando pesantemente il dibattito pubblico (che con sempre maggior incisività ha spostato il proprio baricentro sui social network), inoculando così teoremi bislacchi e complottismo di varia natura bolla per bolla, persona per persona.  Parte dell’attività analizzata sarebbe anche relativa al Covid, instaurando una specifica narrativa che allontani sospetti e accuse dalla Cina.

Si tratta di una dinamica che è importante far conoscere per far comprendere a tutti quanto deviata possa essere l’immagine fornita da un account, da una valutazione numerica di un tweet o dalla popolarità di un account: il lavoro dei bot non solo non ha mai rallentato, ma si è anche affinato in modo estremamente proficuo.

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12 06 2020
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