Ubuntu, il nuovo OS cinese

Canonical e le autorità di Pechino stringono accordi per promuovere il software open source in Cina. Si comincia con un sistema operativo basato su Ubuntu, con tanto di servizi cloud specifici per il mercato locale

Roma – Canonical, la società fondata da Mark Shuttleworth, ha annunciato un accordo con il Ministero dell’Industria e dell’IT, con la stipula di una vera e propria partnership tra le due entità con tanto di partecipazione economica da parte cinese.

Il primo frutto dell’accordo Canonical-Cina sarà una versione di Kylin – il sistema “anti-hacker” realizzato a partire da FreeBSD – basato sulla prossima release di Ubuntu in versione desktop, con il supporto alle nuove piattaforme (in sostanza smartphone e tablet) in arrivo in un futuro prossimo.

Kylin-Ubuntu sarà naturalmente in grado di fornire pieno supporto alla lingua e al calendario cinesi, includerà servizi per il mercato interno come un indicatore meteorologico, la ricerca “cloud” sulle reti musicali online direttamente da interfaccia Dash, l’integrazione con Baidu (anche noto come il “Google cinese”) e relative mappe, servizi di shopping Yahoo!, informazioni di viaggio in tempo reale per treni e voli aerei e altro ancora.

Nella nuova partnership Canonical metterà il sistema operativo, mentre il Ministero cinese avrà il compito di finanziare i lavori di localizzazione del sistema e di gestirne la diffusione nell’ambito di un piano quinquennale di promozione del software open source nel paese asiatico.

Promozione del codice (F?)OSS a parte, Ubuntu è l’ultima occasione sfruttata da Pechino per realizzare il suo lungamente rincorso obiettivo di autarchia digitale che non guarda in faccia alla libertà di scelta dei singoli. Un desiderio di fare da sé che tra l’altro accomuna la Cina con altri stati asiatici come India e Corea del Nord .

Alfonso Maruccia

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