L’Europa ha deciso che entro il 2027 le batterie degli smartphone dovranno essere sostituibili dagli utenti con strumenti normali tipo cacciaviti e ventose. Non stiamo parlando di tornare ai bei tempi del Nokia 3310 con la cover che si toglieva in un secondo, ma di rendere almeno possibile cambiare la batteria senza dover portare il telefono in un centro assistenza e svenarsi.
Google ha un piano per le batterie rimovibili degli smartphone
Google, che forse non ha voglia di riprogettare completamente i suoi Pixel, ha brevettato una soluzione che sembrerebbe geniale: batterie che si agganciano meccanicamente invece di essere incollate come francobolli, il tutto mantenendo impermeabilità, ricarica wireless e design sottile. Molle, telai metallici, fermi che tengono tutto in posizione. Peccato che sia solo un brevetto. E i brevetti, come sappiamo, sono un po’ come i buoni propositi di Capodanno…
Nel 2023 il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione sulle batterie dei dispositivi elettronici. L’obiettivo non era imporre un ritorno nostalgico ai tempi delle batterie a clip, anche se molti lo ricordano con affetto, ma semplicemente rendere possibile la sostituzione senza dover essere un tecnico specializzato.
Basta un cacciavite, una ventosa, magari un plettro di plastica per aprire la scocca. Strumenti che si trovano su Amazon senza spendere troppo. L’idea è che se la batteria si esaurisce dopo due anni, si possa cambiarla invece di buttare via tutto il telefono e comprarne uno nuovo. Riparabilità, sostenibilità, riciclo. Concetti che nel 2025 suonano quasi rivoluzionari, considerando che l’industria tech ha passato l’ultimo decennio a rendere i dispositivi sempre più impossibili da aprire.
Il problema è che le scocche sigillate, le batterie incollate e l’impermeabilità IP68 non vanno d’accordo con le batterie facilmente sostituibili. I produttori hanno costruito imperi commerciali sul fatto che dopo due anni la batteria fa schifo e si è costretti a comprare un telefono nuovo. Ora l’Europa vuole impone di cambiare sistema, e devono trovare un modo per obbedire senza distruggere il loro modello di business.
Il brevetto di Google
Secondo un brevetto scoperto da Hypertxt in collaborazione con XLEAKS7, Google avrebbe trovato una soluzione che combina tutto: estetica, impermeabilità, design, ricarica wireless e conformità alle normative europee.
La batteria viene inserita in un telaio metallico che la tiene in posizione tramite fermi meccanici. Niente adesivi industriali ultra-resistenti che richiedono pistole termiche per essere ammorbiditi. Solo meccanica pura.
Un sistema di molle preme il telaio contro il corpo metallico del telefono. Questo offre due vantaggi: mantiene la connessione elettrica stabile e compensa eventuali deformazioni dello smartphone, tipo quando si tiene in tasca e ci si siede. Le molle assorbono il movimento e impediscono che i contatti si stacchino.
Inoltre, il sistema lascia spazio sufficiente per posizionare la ricarica wireless dietro la cella. Quindi si può ancora appoggiare il telefono sul pad Qi e caricarlo senza cavi, proprio come adesso. Nessun sacrificio funzionale.
Il documento del brevetto specifica che questa soluzione non è pensata solo per gli smartphone standard. Google immagina di applicarla a tablet, computer, oggetti connessi. In pratica, qualsiasi dispositivo con una batteria che prima o poi avrà bisogno di essere sostituita.
Il sistema potrebbe risolvere una sfida enorme per i dispositivi pieghevoli. Gli smartphone che si piegano, come i Pixel Fold o i Galaxy Z Fold, hanno un problema strutturale: la batteria si muove costantemente mentre si piega e si apre il telefono. Mantenere la connessione elettrica stabile in queste condizioni è complicato. Le molle e i fermi meccanici del brevetto Google potrebbero essere la risposta perfetta.
Oltre a migliorare la riparabilità, permetterebbe anche di fissare meglio la batteria nei pieghevoli, evitando che si muova troppo e danneggi altri componenti interni. Insomma, due piccioni con una fava.
Ecco il punto dolente, per ora è solo un brevetto. È un documento tecnico depositato che descrive un’idea, niente di più. Le aziende tech depositano migliaia di brevetti ogni anno. La maggior parte non si trasforma mai in prodotti reali. Quindi sì, questa soluzione con molle e telai metallici sembra fantastica. Ma finché non vediamo un Pixel con questo sistema effettivamente assemblato e venduto, resta teoria.
Il 2027 si avvicina e i produttori sudano freddo…
Detto questo, il 2027 non è poi così lontano. Tre anni scarsi. E i produttori di smartphone sanno che l’Europa fa sul serio con queste normative. Non è la prima volta che Bruxelles impone cambiamenti drastici: vedi l’USB-C obbligatorio che ha costretto persino Apple a mollare il Lightning.
Quindi è lecito supporre che Google, Samsung, Apple e tutti gli altri stiano effettivamente lavorando su soluzioni di questo tipo. Forse non useranno esattamente il sistema descritto nel brevetto, forse ne hanno uno migliore, o più economico, ma qualcosa dovranno inventarsi. L’alternativa è non vendere più in Europa, che rappresenta un mercato enorme. E nessun produttore è disposto a rinunciarci solo per non cambiare il modo in cui incolla le batterie.
Il risultato finale potrebbe essere positivo per tutti. Gli utenti potranno sostituire le batterie e tenere i telefoni più a lungo, riducendo i rifiuti elettronici. I produttori dovranno ripensare il design in modo più sostenibile. E magari torneremo a un’epoca in cui un telefono durava più di due anni senza diventare lento e obsoleto. Oppure i produttori troveranno un modo per aggirare la normativa con il minimo sforzo…