UE, passano i brevetti sul software

L'Italia non si è opposta come invece han fatto Spagna, Danimarca, Polonia e Portogallo: il Consiglio dei ministri UE ha adottato la direttiva. Le residue speranze, poche e remote, si concentrano sul Parlamento europeo


Bruxelles – L’Europa con ogni probabilità adotterà presto la direttiva per i brevetti sul software, che introduce nel Vecchio Continente la brevettazione selvaggia “all’americana”, perché così ha deciso il Consiglio dei ministri UE riunitosi ieri nella capitale belga. Una decisione che non ha tenuto in minimo conto la massiccia mobilitazione che negli ultimi due anni si è sviluppata contro questa direttiva in tutta Europa.

Non solo. La decisione del Consiglio è il frutto del plateale bypass di due diverse decisioni già prese dal Parlamento europeo di Strasburgo: la prima con cui la direttiva era stata sostanzialmente rivista e la seconda, che chiedeva un azzeramento dell’iter e una più ampia e pacata discussione su un tema centrale per lo sviluppo delle società e delle economie dei paesi europei.

Nonostante le molte parole spese in Italia sull’argomento in questi mesi, il Governo italiano ha scelto di non opporsi con tutto il proprio peso alla clamorosa decisione del Consiglio, preferendo invece astenersi. Lo ha invece fatto la Spagna dopoché Danimarca, Polonia e Portogallo non erano riuscite nell’intento di impedire il voto con un espediente procedurale. Proprio in Danimarca nei giorni scorsi una mozione parlamentare aveva di fatto obbligato l’Esecutivo a schierarsi contro l’approvazione della direttiva da parte del Consiglio. Punto Informatico ha chiesto un commento al ministro Lucio Stanca che, mentre scriviamo, non è ancora giunto.

A causa della sostanziale inazione dei più importanti paesi della UE, dunque, entro breve tempo diventerà efficace una direttiva che, come più volte detto, renderà brevettabili singole porzioni di codice, l’alfabeto dell’informatica come ha detto qualcuno, consegnando l’intero mercato dello sviluppo nelle mani di quelle imprese che potranno permettersi di gestire e tutelare legalmente ampi portfolio di brevetti , imprese perlopiù americane.

Le ultime speranze risiedono nell’Europarlamento. Questo dovrà infatti approvare in seconda lettura la direttiva in via definitiva. Perché ciò non avvenga, dovrebbe costituirsi una maggioranza qualificata, assai ampia, capace di imporre modifiche sostanziali al testo e scongiurare l’avvento dei brevetti sul software. Ma è una eventualità remota ed è ancora più raro che ciò avvenga.

A fronte della centralità del software nello sviluppo della Società dell’Informazione e del mercato dei servizi, nonché evidentemente delle economie locali europee, appare quantomeno curioso che, come ha riferito Florian Muller di NoSoftwarePatents.org , alcuni ministri europei si sarebbero “giustificati” spiegando che il voto è stato dato per ragioni istituzionali . Se il Consiglio non avesse approvato, questa la tesi, si sarebbe creato un precedente nel processo decisionale europeo capace di rallentare future decisioni.

Sulla questione è intervenuto anche Fiorello Cortiana , il senatore dei Verdi da tempo impegnato nella campagna contro i brevetti, secondo cui il voto di ieri appalesa “tutti i limiti delle istituzioni europee: il Parlamento ha chiesto a chiare lettere di riavviare la discussione sul testo, e Commissione e Consiglio hanno ritenuto che fossero chiacchiere da bar, non risoluzioni del Parlamento Europeo. Siamo arrivati al ridicolo, poi, quando il Parlamento ha chiesto di audire Barroso e lui ha risposto che non aveva tempo”.

“Ora – continua Cortiana – i due milioni di cittadini europei che hanno chiesto di non accettare che il software, cioè il linguaggio della Società dell?Informazione, fosse brevettabile, le migliaia di piccole e medie imprese che hanno preso posizione, le centinaia di parlamentari Europei e degli Stati Membri devono mettere in atto tutte le iniziative possibili affinchè si raggiunga la maggioranza qualificata nella seconda lettura del Parlamento, bloccando definitivamente questo tentativo che andrebbe a solo vantaggio delle grandi multinazionali asiatiche e americane e metterebbe in grandissima difficoltà il tessuto di medie imprese europee”.

Sulla questione è intervenuto anche Stefano Maffulli della Free Software Foundation Europe secondo cui “la presidenza lussemburghese si dovrà assumere la responsabilità politica dell’aver ignorato la richiesta di un dibattito approfondito da parte di vari parlamenti nazionali (Germania, Paesi Bassi, Danimarca) e di vari ministri tra cui quello del nostro Ministro Stanca”.

Tutto l’iter della direttiva fino ad oggi è consultabile qui mentre il sito di riferimento per la campagna contro i brevetti e la mobilitazione è quello della Foundation for a Free Information Infrastructure . Una breve nota del Consiglio sulla votazione di ieri è disponibile qui in pdf.

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  • Anonimo scrive:
    Riscritto? GRAVE
    Ciò contrasta con la fede del software libero e dell'open source, infatti una best-practice dell'open source ( e sw libero ) è quella di non riscrivere MAI nessun codice ed essere OBBLIGATI a riutilizzare quello vecchio, perché così dice la FEDE.In teoria ciò dovrebbe avvenire in nome della esperienza contenuta nel software vecchio (cioè gli ERRORI corretti anche facendo salti mortali), in realtà con questo dogma si vuole rafforzare il codice open già scritto ( e consolidare i rapporti di potere già costituiti ) e bloccare l'innovazione ancorandola all'ultima creazione open source disponibile e obbligare il programmatore a sviluppare quel ramo ( che probabilmente è già secco da secoli ), infatti, se non si facesse così, chiunque fosse più bravo e innovativo potrebbe scrivere un'applicazione migliore e venderla come closed source ( ma ciò secondo la fede non è vero: tutti i programmatori sono uguali ed ugualmente inutili, gli hobbysti e gli utenti fanno di meglio ).Questo verbo viene ripetuto ovunque dai "guru" che tanto si spendono per lavorare ai fianchi l'opinione globale dell'open source, usando tutti i stratagemmi ( in particolare, questo è lo stratagemma "vecchio è bene, nuovo è male" ) per spargere FUD ( un metodo per terrorizzare la gente che consiste in Paura Incertezza Dubbio, dall'inglese Fear Uncertainty Doubt ).Ritornando all'oggetto di questo mio intervento, mi permetto di segnalare un'articolo autorevole che sostiene che non bisogna MAI riscrivere il software: http://italian.joelonsoftware.com/Articles/ThingsYouShouldNeverDoPar.htmlPerò GUARDA CASO sono proprio quelli dell'open source a riscrivere tutto da zero.Predicano bene ma razzolano male.Ahi ahi ahiPiù in generale questa è una delle innumerevoli contraddizioni dell'open source, il che dimostra che la teoria dell'open source non ha nessun fondamento e nessun senso, ma non vado oltre.
    • cla scrive:
      Re: Riscritto? GRAVE
      Secondo me sei un troll, comunque, giusto per fare chiarezza:Abbiamo riscritto doceboLMS per il 90% per una serie di motivi tra cui:- Creare un framework che possa integrare alcune politiche comuni tra doceboLMS e DoceboCMS, un nostro content manager che rilasceremo presto, anche questo sotto licenza GPL- Andare verso l'accessibilità reperendo le direttive cnipa, nessun ente pubblico altrimenti potrebbe usare doceboLMS- Integrare in modo "decente" la gestione dei learning object rendendo trasparente questa procedura a chi gestisce il corso.Da come scrivi mi sembri Palmiro Cangini ...SalutiClaudio
    • Anonimo scrive:
      Re: Riscritto? GRAVE
      - Scritto da: Anonimo
      Ciò contrasta con la fede del software libero e
      dell'open source, infatti una best-practice
      dell'open source ( e sw libero ) è quella di non
      riscrivere MAI nessun codice ed essere OBBLIGATI
      a riutilizzare quello vecchio, perché così dice
      la FEDE.
      il principe degli open source:apache 1.3.X-
      apache 2.0.Xè stato riscritto praticamente tutto, ma lo stesso è successo anche tanti altri progetti open source...
  • Anonimo scrive:
    in che cosa differisce da moodle?
    conoscevo questo : http://moodle.orgè un prodoto simile?
    • cla scrive:
      Re: in che cosa differisce da moodle?
      Moodle fa solo didattica di tipo collaborativo, DoceboLMS gestisce più tipi di modelli didatticiSalutiClaudio
      • Anonimo scrive:
        Re: in che cosa differisce da moodle?
        - Scritto da: cla
        Moodle fa solo didattica di tipo collaborativo,
        DoceboLMS gestisce più tipi di modelli didattici

        Saluti
        Claudiogiusto per chiarirlo ai profani (come me) ... che cosa è la didattica collaborativa (un esempio o due) e come sono invece questi altri modelli didattici?se sul sito è tutto comprensibile anche ai newbies (però interessati all'argomento!) allora cercherò solo li ... però sarebbe ottimo chiarlo anche da queste parti ... magari in più di una riga sintetica :)grazie per il vs tempo
        • cla scrive:
          Re: in che cosa differisce da moodle?
          Immagina una classe di scuola superiore o certe materie universitarie, per far lavorare gli studenti gli dai dei progetti che devono sviluppare insieme ... bene, in e-learning questo avviene con forum, chat, project manager ecc ...Ora immagina un azienda, se vuoi formare i dipendenti in modo sistematico un approccio collaborativo sarebbe dispendioso, dunque metti a disposizione dei materiali, dai delle regole di fruizione a questo matieriale e basi il modello sull'autoapprendimento, ad es:Test inizialeMateriale didattico 1Case history materiale didattico 1Test sul materiale didattico 1Materiale didattico 2Magari tutto sequenziato ...In mezzo a questi due modelli ce ne sono molti altri ... mi sembra che sul sito ci sia uno schema con 6 tipi di modelli ...SalutiClaudio
  • Anonimo scrive:
    già il nome la dice lunga...
    ...sull'approccio di chi l'ha creato.(senza offesa per nessuno, solo un appunto di comunicazione...)
    • cla scrive:
      Re: già il nome la dice lunga...
      tutti gli appunti che vuole ... nel caso li volesse motivare ...SalutiClaudio
    • Anonimo scrive:
      Re: già il nome la dice lunga...
      - Scritto da: Anonimo
      ...sull'approccio di chi l'ha creato.

      (senza offesa per nessuno, solo un appunto di
      comunicazione...)se parli di comunicazione, rileggi il tuo intervento e chiediti "cosa comunica?"se ti occupi di comunicazione, vorrai sicuramente cancellarlo, dopo aver _pensato_ ...
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