UK: i siti del suicidio sono illegali

Lo ribadisce il Governo, che si prepara ad aggiornare la legge che vieta di istigare al suicidio. Impedire che i siti proliferino e i forum si affollino, però, è tutto un altro paio di maniche
Lo ribadisce il Governo, che si prepara ad aggiornare la legge che vieta di istigare al suicidio. Impedire che i siti proliferino e i forum si affollino, però, è tutto un altro paio di maniche

L’attenzione del governo londinese verso i comportamenti che possono portare al suicidio è nota: l’ultima novità è il progetto di revisione dell’attuale legge, affinché sia chiaro per tutti che i siti di istigazione sono illegali .

una celebre suicida, Virginia Wolf In particolare, riferisce la BBC , sin dal 1961 nel paese è vietato istigare al suicidio ma si tratta di una legge di difficile applicazione: nell’era dell’informazione e della diffusione della rete, il Governo ritiene sia venuto il momento di includere esplicitamente nelle fattispecie di reato anche la creazione e gestione di siti web dedicati ai “modi migliori” per togliersi la vita, o che raccontino perché tuttosommato può essere una buona idea levarsi di torno.

Siti come questi abbondano, accanto ai siti che promuovono l’odio o l’ anoressia , un altro tema altrove già sottoposto a censura . Secondo il ministro della Giustizia britannico, Maria Eagle, sebbene non vi siano “ricette magiche” per risolvere il problema, ossia per proteggere su Internet le persone a rischio , “aggiornare il Suicide Act dovrebbe comunque contribuire a rassicurare le persone sul fatto che Internet non è un ambiente senza leggi e che noi siamo al passo con le sfide del mondo digitale”. A suo dire “è importante, soprattutto in un settore di così ampio interesse e preoccupazione pubblici, che la legge sia espressa in modo che tutti possano comprendere”.

A differenza di molti politici in altri paesi, Italia compresa, Eagle sembra rendersi perfettamente conto che la legge può anche proibire certi siti, o certo linguaggio, o certe grafiche, ma che la transanzionalità insita nella rete si traduce di fatto in una “difficoltà implicita” nel rendere efficace un divieto alla pubblicazione.

Non solo: i siti in qualche modo legati al suicidio sono numerosi, e non mancano quelli che ne parlano in modo positivo, ma da qui a bloccarli ce ne passa. Se poi ci si aggiungono anche i forum in cui si dispensano consigli e suggerimenti su come passare a nuova vita l’idea stessa di un giro di vite diventa risibile. Eppure ci sono attivisti, come il fiduciario di Papyrus, organizzazione che combatte il suicidio giovanile, che ritengono importante la normativa, soprattutto perché spingerà i provider a tirar giù i contenuti illegali da Internet .

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17 09 2008
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