UK, la pornografia online non è un problema minore

Il Regno Unito vorrebbe imporre dei sistemi di verifica dell'età a presidio dei siti vietati ai minori. Con la minaccia delle sanzioni e con il coinvolgimento degli intermediari dei pagamenti e dell'advertising

Roma – La pornografia non deve attentare al sano sviluppo dei minori britannici, aveva ammonito il Primo Ministro David Cameron anni addietro; la pornografia online sarà accessibile ai soli adulti, aveva ribadito Cameron in periodo pre-elettorale: a dimostrazione della determinazione con cui il Regno Unito intende dare seguito alle proprie promesse c’è l’avvio di una consultazione pubblica con cui si invitano operatori della rete e associazioni, esperti e cittadini a orientare il governo nel dare concretezza a delle soluzioni.

Pur ammettendo che “una correlazione diretta tra la consultazione di pornografia dai giovani e la tendenza a commettere reati o ad adottare comportamenti negativi per la società nell’età adulta è ancora da approfondire”, nei documenti pubblicati ora dal governo si sottolinea che 1,4 milioni di utenti unici minorenni nel mese di maggio 2015 hanno avuto accesso a siti pornografici dal proprio PC e che un minore su 5, in un sondaggio condotto su giovani tra gli 11 e i 17 anni, ha dichiarato di essere rimasto turbato da immagini pornografiche.

Non è evidentemente bastato il piano di parental control di stato accarezzato dal Regno Unito per anni e imposto dal Primo Ministro nel 2013, che riversa sui provider la responsabilità di mostrare ai propri utenti una Rete castrata a mezzo di filtri che inevitabilmente non sanno distinguere fra le diverse sfumature del sesso . Fin dai mesi scorsi, le istituzioni e gli operatori dell’industria ITC, riuniti nell’ Age Verification Group della Digital Policy Alliance, si sono affannati per delineare delle soluzioni per intervenire in maniera più mirata, al fine di sviluppare appigli legali per imporre ai siti che ospitino materiale pornografico di far calare il divieto d’accesso a favore dei minorenni e strumenti tecnologici che i pornografi possano implementare senza incorrere in sanzioni.

A supporto del gruppo di lavoro è dunque stata aperta una consultazione pubblica per raccogliere pareri. L’obiettivo è quello di fissare per legge degli obblighi di verifica dell’età per i contenuti pornografici pubblicamente accessibili online dal Regno Unito, obblighi che colpirebbero tanto gli operatori britannici quanto gli operatori di siti localizzati all’estero.

Ai cittadini si chiede dunque consiglio su quale tipo di pornografia rendere soggetta ai controlli (video, immagini o nessuno dei due), ma anche quale soluzione tecnica adottare per rendere efficace la verifica dell’età: si propongono controlli basati sulla carte di credito o su dispositivi che prevedono contratti con soli utenti di maggiore età e incroci di dati personali associati a database come quello elettorale, ma il governo è naturalmente aperto ad altri suggerimenti che non attentino all’anonimato del cittadino che voglia fruire della pornografia nella propria intimità.

Nella consultazione si sollecita poi un parere in merito al contesto legislativo che dovrebbe supportare l’implementazione del sistema. Con l’avvento di una nuova legge si propone di istituire una autorità di vigilanza che monitori i siti che dalla pornografia traggano profitto a mezzo abbonamenti e a mezzo advertising: questa autorità potrebbe notificare agli operatori dei siti le violazioni, indirizzarli verso l’implementazione di soluzioni tecnologiche adeguate o irrogare sanzioni, fra cui l’ inibizione degli accessi . L’autorità potrebbe altresì informare gli intermediari dei pagamenti e dell’advertising delle violazioni commesse dai siti a cui offrono i loro servizi, così da coinvolgerli nell’amministrazione della giustizia facendo in modo che si neghino a coloro che operino in violazione della legge.

Le autorità del Regno Unito stimano che i costi che si riverseranno sugli operatori della pornografia per adeguarsi all’eventuale nuovo quadro normativo si possano stimare globalmente intorno al milione di sterline per il primo anno: secondo gli osservatori non tutti i siti, soprattutto gli operatori del sottobosco e coloro che non contano sulla sola utenza britannica, saranno disposti ad investire per adeguarsi. Del resto, osserva il governo, se dati Symantec individuano 5 milioni di siti o aree di siti classificabili come pornografici e stimano che circa 1,5 milioni di pagine pornografiche si affaccino in Rete ogni anno, dati ComScore mostrano come i netizen britannici adusi alla pornografia online per il 77 per cento si rivolgono ai 100 maggiori siti di settore: basterebbe che questi implementassero i sistemi di verifica dell’età per scongiurare la maggior parte degli accessi da parte dei minori.

Gaia Bottà

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