UK, multe per i dati in fuga

Fino a 500mila sterline per tutte quelle aziende che sembrano ignorare il Data Protection Act. L'autorità britannica per la tutela della privacy sarà pragmatica, decidendo caso per caso. L'importante sarà tappare pericolose falle

Roma – Si tratta di una multa consistente che dovrebbe spingere le aziende a prendere in più seria considerazione le direttive imposte in Gran Bretagna dal Data Protection Act , la legge locale a tutela della privacy. Così gli auspici di Christopher Graham, a guida dell’ Information Commissioner’s Office (ICO), che ha illustrato alla stampa il nucleo di una nuova regolamentazione nel tentativo di contrastare spiacevoli fenomeni come la perdita dei dati elettronici .

Dal prossimo inizio di aprile, l’ICO sarà in grado di sanzionare le società più disattente con penalità di natura economica, precisamente fino a 500mila sterline (circa 560mila euro). Punizione proprio recentemente approvata dal Segretario di Stato per la Giustizia britannico Jack Straw.

“Questo tipo di sanzione – ha spiegato Christopher Graham – è stata ideata per funzionare come deterrente, per promuovere una più severa applicazione del Data Protection Act . Resto a disposizione di organi pubblici e privati per aiutarli a conformarsi meglio con la legge. Ma allo stesso tempo non esiterò ad utilizzare queste nuove, dure penalità, specie nei casi più seri dove le varie organizzazioni dimostrino di ignorare le regole”.

Casi che certamente varieranno, facendo oscillare la stessa quantificazione della multa da imporre. L’approccio dell’ICO sarà quindi di natura pragmatica, dipendendo da una serie variabile di fattori come, ad esempio, il livello effettivo di criticità della perdita dei dati. Oppure quello dei danni reali inferti agli utenti. O in base a quello della negligenza mostrata da parte dell’azienda in questione.

Di sicuro, i cittadini britannici sono spesso stati feriti da organizzazioni pubbliche e private, con conseguenti emorragie di dati personali . Basterebbe ricordare l’imponente fuga di informazioni sensibili che ha colpito l’Esercito di Sua Maestà nel corso del 2008. È proprio in seguito a casi come questo che l’ICO ha premuto per sanzioni dure, senza alcuna pietà. “Quando le cose vanno male – ha detto Graham – un buco nella sicurezza potrebbe causare forti danni e grandi sofferenze a migliaia di persone”.

Mauro Vecchio

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Funz scrive:
    Intanto Google in Cina...
    ha deciso di rivedere la sua decisione di rispettare le censure imposte dal regime, e se è il caso di levare le tende. (vedi post sul blog di Mantellini).Ottima scelta, se lo fanno davvero approvo al 100%.
  • Nome e cognome scrive:
    Baidu Baidu...
    Bhe, da come è gestito Baidu credo che ci sia voluto poco a sXXXXXcchiarlo. Questo motore di ricerca non fa altro che ignorare il robots.txt e finisce regolarmente nella bot trap. Presumo che sia gestito con i piedi, o con qualcos'altro...Comunque mi sono stancato di tirarlo fuori dalle trappole che ho sui miei siti e adesso ci resta, ho altro da fare.Learn to crawl, Baidu!
    • pabloski scrive:
      Re: Baidu Baidu...
      e il bello è che in Cina spopola, grazie alle censure, ai filtri e al redirect dei DNS che il governo di Pechino ha messo in opera
Chiudi i commenti