L'ultimo dei Blockbuster

Chiude oggi l'ultimo Blockbuster presente in Australia: ne rimane uno soltanto in tutto il mondo, nell'Oregon, dopodiché il brand sarà estinto.

L'ultimo dei Blockbuster

L’ultimo dei Blockbuster è a Bend, Oregon. Si tratta dell’ultimo testimonial di un’icona di fama mondiale poiché in queste ore chiude i battenti l’unico altro store Blockbuster ancora presente al mondo: si tratta dello store di Morley, in Australia, ove i titolari Lyn e John Borszeky hanno deciso di rinunciare ad una inutile resistenza. Salutano i propri clienti, ringraziano per l’affetto dimostrato in queste ore e lasciano il testimone spiegando che nell’era di Netflix non c’è più spazio per loro.

Non risultano esserci altri Blockbuster al mondo: una storia iniziata in Texas nel 1985, arrivata nel 2000 a sfiorare i dieci mila punti vendita in tutto il mondo, è destinata a sfumare in Oregon quando anche le porte dell’ultimo punto fisico di noleggio spegnerà le luci.

Nella settimana in cui Keith Flint e Luke Perry hanno moltiplicato la nostalgia sugli anni ’90, le cattive notizie arrivano anche per un simbolo residuo di quegli anni. Una storia destinata a chiudersi da anni (il fallimento definitivo di Blockbuster è stato avviato nel 2010 e chiuso nel 2013), ma il ventaglio di ricordi ed emozioni che quel brand rievoca sono destinati a perpetrarsi nella mente di una generazione intera per molto tempo ancora.

Il significato della parola “Blockbuster”

C’è stato un tempo in cui l’espressione “è un Blockbuster” significava essere un valore di massa, qualcosa di diffuso a livello mondiale, qualcosa di universale. Non per nulla le vetrine Blockbuster erano le prime ad essere prese di mira nelle manifestazioni contro la globalizzazione e le multinazionali: l’icona della mondializzazione era in quel brand che (forse solo al pari di “Coca Cola”, “McDonald” e pochi altri) aveva saputo unire un mondo intero attorno al medesimo sistema di noleggio di contenuti audiovisivi.

Oggi invece tutto è cambiato e l’espressione “è un Blockbuster” ha invertito completamente il proprio significato: l’accezione rimane la stessa nelle menti di chi è cresciuto negli anni ’90, ma oggi la realtà è quella per cui Blockbuster è un brand in via di estinzione. Ne rimane soltanto uno, icona di un mondo che non c’è più, vittima dei tempi che cambiano e che nel giro di pochi anni trasformano una piccola azienda in un simbolo mondiale, per poi portarla rapidamente alla scomparsa per non aver saputo interpretare a priori i segnali che il futuro stava mandando.

Manca un solo passo, insomma, e poi Blockbuster entrerà definitivamente nei libri di storia, nei manuali di sociologia degli anni ’90 e nelle case history dei più incredibili successi e fallimenti che il mercato abbia visto. Queste le immagini di The Verge registrate soltanto pochi mesi fa nell’ultimo punto Blockbuster in Oregon:

Tutta colpa di Netflix?

Tutta colpa di Netflix? Sarebbe improprio descrivere così la fine di Blockbuster. Non è certamente soltanto colpa/merito di Netflix, ma Netflix è il brand che più di ogni altro ha saputo cogliere in anticipo la direzione del mercato che stava cambiando ed ha così accompagnato alla porta Blockbuster facendo semplicemente quel che sapeva fare: innovare. Il gruppo che era nato per il noleggio film per via postale è oggi il colosso primo dell’industria dello streaming. Mentre Netflix investe in produzioni proprietarie, Blockbuster guarda con inerme nostalgia al proprio passato e si prepara alla resistenza residua del proprio ultimo residuo locale fisico ove toccare con mano i DVD, stringere in pugno la propria tessera di noleggio e testimoniare di un’epoca in cui per poter noleggiare un film occorreva aspettare che qualcun altro lo restituisse.

Non è colpa di Netflix, né della pirateria, né di altro: Blockbuster è stato l’immenso interprete della miglior fruizione di contenuti video, regalando serate emozionanti con amici e fidanzati in tutto il mondo. Ma quella modalità non è più la migliore, non è più conveniente, non è più all’altezza. L’innovazione non fa ostaggi né dietrologie, ma insegue semplicemente modelli di business più evoluti, performanti e capaci.

Tutto il resto è sana nostalgia.

Fonte: CNN

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  • bubba scrive:
    "nell era di netflix"... ma se netflix era un noleggiatore di DVD (spediti via posta... un miraggio in italia) :)
  • max scrive:
    ragazzi mi dispiace contraddirvi ma i blockbuster in italia ci sono ancora ma non sono sotto l'insegna americana ormai chiusa hanno mantenuto l'insegna sono diventati Blockbuster Village e poi in alaska c'e ne sono ancora diversi senza contare le centinaia di videoteche cosidette normali ancora aperte certo una volta erano migliaia. saluti
    • Giacomo Dotta scrive:
      Assolutamente vero. Tuttavia la rete Blockbuster Village (pur se nata sulle ceneri di quel che era Blockbuster) è di fatto un'entità nuova, con logo a sé. E' cosa nuova, insomma, nata a immagine e somiglianza di quel che c'era prima. Negli USA non risultano essercene altre: la penultima chiude oggi, la terzultima in agosto (c'è un sito che tiene traccia di queste chiusure, una decina nell'ultimo biennio). Le altre videoteche non sono Blockbuster, ma tengono comunque in vita il settore. Anche in Italia, e ce ne sono in effetti ancora non poche (per ora).
      • max scrive:
        la mia precisazione era solo quella di indicare che in generale le videoteche ci sono e ci saranno fino a quando verranno venduti i supporti di qualunque formato in america ci sono catene di distributori con 40.000 punti vendita e noleggio automatici redbox altresi walmart la piu grande distribuzione al mondo ci sono distributori automatici dvd in quasi tutti i punti vendita tutto questo non per farvi un pippone ma se si fa passare l'idea che esiste solo netflix o sky o mediaset o chili ecc.. si da un'informazione parziale.
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