Una mozione contro i brevetti sul software

La organizzano i Verdi le cui rappresentanze locali intendono spingere il nostro paese a prendere un impegno preciso in Europa. I dettagli dell'iniziativa


Roma – Organizzare a tutti i livelli negli enti locali una “spinta” centripeta verso un obiettivo unico: il NO dell’Italia ai brevetti sul software in Europa. Anche di questo si è parlato venerdì scorso alla conferenza stampa su “Brevetti, saperi e diritti”.

Secondo il senatore dei Verdi Cortiana la battaglia non è ancora vinta, neppure dopo “più di due milioni di firme sulla petizione promossa da FFII ” e neanche dopo “più di settanta parlamentari italiani di tutte le forze politiche schierati con un appello contro la brevettazione del software”. Una battaglia che ora, secondo i Verdi, deve vedere in prima linea le amministrazioni locali.

Una mozione in questo senso è stata illustrata alla conferenza di venerdì, mozione che a tutti i livelli locali i Verdi promuoveranno contro la brevettabilità del software. Di seguito il testo della mozione:

Oggetto
Libero accesso agli alfabeti e contrarietà alla brevettazione del software nelle amministrazioni locali, nonché interventi per lo sviluppo locale

Premesso che
A settembre 2003 il Parlamento Europeo ha significativamente modificato la direttiva europea sulla brevettazione del software, accogliendo le istanze dei due milioni di cittadini che contro tale provvedimento si sono schIerati e riconoscendo che l’approvazione di tale direttiva, nel suo testo originario proposto dalla Commissione Europea avrebbe bloccato uno dei comparti più avanzati e strategici del nostro sistema economico nazionale e locale, quale l’informatica.

Questa proposta di direttiva, con la scusa di armonizzare il sistema brevettuale europeo in materia di software, di fatto sovverte i dettami della Convenzione Europea sui Brevetti, introducendo la brevettabilità del software e dei metodi commerciali.

Come già dimostrato negli Stati Uniti, il sistema brevettuale, che è stato esteso al software da 20 anni, ha rallentato l’innovazione invece che incoraggiarla, spostando i fondi destinati originariamente a ricerca e sviluppo verso i dipartimenti legali delle grosse multinazionali che si occupano a tempo pieno di costose cause brevettuali. Un tale sistema imporrebbe degli oneri eccessivi per le piccole e medie imprese del territorio, vero motore dello sviluppo software continentale, e le renderebbe succubi di quelle poche grosse aziende, in maggioranza extraeuropee, che posseggono grandi portafogli di brevetti software.

Considerato che
tale proposta è pericolosa, perchè introduce ostacoli insormontabili alla creazione di software, sia libero che proprietario, sia se ceduto gratuitamente che dietro pagamento. Ogni autore di software, libero o meno, è esposto al rischio di dover elaborare soluzioni tecniche che non siano coperte da alcun brevetto software, rendendo estremamente complesso ed oneroso il processo di ideazione del software se non del tutto impossibile; spesso infatti il processo di brevettazione del software va a coprire il problema nella sua interezza piuttosto che la soluzione, rendendo impossibile operare nel settore coperto dal brevetto senza violarlo.

Il Paese e diverse amministrazioni locali sono fortemente impegnate, per motivi politici, istituzionali ed economici a sviluppare e promuovere processi di migrazione da software proprietario a software libero, e tale processo sarebbe fortemente osteggiato da una proposta di questo tipo.

Rilevato che
La genericità con cui le idee vengono descritte e brevettate richiede pochi sforzi, se si hanno a disposizione abbastanza fondi, per brevettare i metodi più banali. In tal modo l’istituto della brevettazione, nato per stimolare l’innovazione in settori in cui essa costa molto, diventa nel settore del software una lotteria che va a beneficio di poche aziende. Inoltre la banalità dei brevetti concessi impone notevoli sforzi per elaborare qualcosa di alternativo e, soprattutto, richiede la completa conoscenza di quanto già brevettato, ovvero decine di migliaia di brevetti europei già esistenti e depositati, pur se attualmente non legali.

Il Consiglio Comunale
invita tutte le istituzioni democratiche, le forze politiche, i Parlamenti, i Governi e le Organizzazioni della società civile ad intensificare l’impegno alla libera circolazione delle idee e in particolare invita la Commissione Europea, il Consiglio dei Ministri Europei e il Parlamento Europeo a ritenere prioritario il mantenimento dell’accessibilità degli alfabeti biologici e antropologici per l’accesso al sapere e alla conoscenza;
s’impegna a fornire un aiuto concreto al settore delle PMi, anche attraverso l’istituzione di apposito sportello per la facilitazione della competitività autonoma nel settore informatico e lo sviluppo locale”.

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  • Sandro kensan scrive:
    Re: Di cosa hanno paura?
    - Scritto da: Anonimo
    Indubbiamente si vive meglio in Corea del
    Nord dove anni di carestia hanno decimato la
    popolazione e l' illuminato governo
    nord-coreano investe le (magre) risorse in
    tecnologia militare.Si, si certo ma...Se il bianco fosse bianco e il nero fosse nero questo non succederebbe. Quando mai un elefante ha paura di una formica? ma le cose non stanno così.Continuando a giocare con le parole ma non con il mondo simbolico "La democrazia non sta al posto delle democrazia e la dittatura non sta al posto della dittatura".Seul ha preso la tipica (o sta prendendo) decisione dei dittatori. Lo ha fatto alla stessa maniera Fidel Castro con alcuni siti di casa sua. Fidel poi mette in carcere i dissidenti, Seul no ma questo è irrilevante, le idee interessano milioni di persone il carcere uno o due.Che la democrazia sia il modo soft di tenere all'oscuro della realtà il popolo mentre le dittature hanno un modo hard? Tutto qui? un po' poco...
  • Anonimo scrive:
    Re: Di cosa hanno paura?
    Indubbiamente si vive meglio in Corea del Nord dove anni di carestia hanno decimato la popolazione e l' illuminato governo nord-coreano investe le (magre) risorse in tecnologia militare.
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma si censurassero loro...
    - Scritto da: Anonimo
    che da soli fanno il 90% dello spam mondiale*APPLAUSI* *OVAZIONE*
  • Anonimo scrive:
    Re: Di cosa hanno paura?
    - Scritto da: Anonimo
    Temono che i cittadini sudcoreani scoprano
    che in fondo dall'altra parte si viva
    meglio?

    Mah.

    Ormai si censura tutto, anche nei paesi
    "democratici". Hanno paura che i cittadini sudcoreani capiscano l'espressione "vescica purulenta".
  • Anonimo scrive:
    Re: Di cosa hanno paura?
    - Scritto da: Anonimo
    La democrazia non esiste più. La cosa
    a cui tiene qualsiasi governo non
    democratico è conservare o guagagnare
    potere. Se il governo fosse davvero
    democratico allora non gli importerebbe di
    perdere potere, purché la
    volontà del popolo sia rispettata,
    giusto ?La democrazia non funziona, lo sapevano già i greci 2500 anni fa, che pure l'avevano teorizzata.Vi sembra che il mondo stia progredendo grazie alla democrazia?Oggigiorno gli unici che progrediscono sono i cinesi, che del nostro modello democratico se ne sbattono altamente.Non meravigliatevi quindi di quello che succede, è solo che stanno lentemente rimettendo a posto le cose....
  • Anonimo scrive:
    Re: Di cosa hanno paura?
    La democrazia non esiste più. La cosa a cui tiene qualsiasi governo non democratico è conservare o guagagnare potere. Se il governo fosse davvero democratico allora non gli importerebbe di perdere potere, purché la volontà del popolo sia rispettata, giusto ?
  • Anonimo scrive:
    Ma si censurassero loro...
    che da soli fanno il 90% dello spam mondiale
  • Anonimo scrive:
    Di cosa hanno paura?
    Temono che i cittadini sudcoreani scoprano che in fondo dall'altra parte si viva meglio?Mah.Ormai si censura tutto, anche nei paesi "democratici".
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