Una VPN per Opera

L'azienda norvegese ha acquisito SurfEasy, insieme ai suoi servizi di navigazione anonima: il browser punta a conquistare i netizen atterriti dal tecnocontrollo e limitati dalle censure dei paesi di mezzo mondo
L'azienda norvegese ha acquisito SurfEasy, insieme ai suoi servizi di navigazione anonima: il browser punta a conquistare i netizen atterriti dal tecnocontrollo e limitati dalle censure dei paesi di mezzo mondo

Opera Software, intuito il potenziale del mercato in cui incanalare i timori dei cittadini della Rete a seguito del Datagate e le rivendicazioni dei netizen schiacciati dall’ingerenza sempre più invadente dei governi nella libertà di navigazione, ha mosso una pedina importante con l’acquisizione del fornitore di soluzioni VPN SurfEasy.

L’ acquisizione , annunciata senza alcun dettaglio riguardo al valore dell’operazione, è la prima compiuta da Opera nell’ambito dei servizi di sicurezza: la canadese SurfEasy offre soluzioni semplici per la cifratrura del traffico appoggiati a una VPN globale. Dalle applicazioni mobile e desktop alle pennette USB dedicate a coloro che lavorano su dispositivi diversi, SurfEasy offre un servizio di anonimizzazione improntato alla tutela della privacy, che consente peraltro di accedere ai siti che per le ragioni più varie sono stati decretati inaccessibili nei vari paesi del mondo.

L’acquisizione si prospetta dunque come una risposta alle esigenze dei netizen di ogni piattaforma: “sempre più utenti si stanno iniziando a chiedere se sia il caso di continuare a fidarsi di Internet – ha osservato il CEO di Opera Software Lars Boilesen – e stanno attivamente cercando delle soluzioni per i propri telefoni e per i propri computer”. Il mercato a cui sembra poter puntare il browser norvegese è quello occidentale, sempre più apprensivo rispetto alla sicurezza e alla privacy rispetto alle attività online, senza rinunciare però a corteggiare le platee del resto del mondo connesso, sempre più limitate da inibizioni all’accesso di contenuti ritenuti pericolosi o illegali, a contenuti da monetizzare secondo un sistema di finestre che si schiudono sulla base dei voleri dell’industria dell’intrattenimento.

Se è dato sapere che l’azienda canadese continuerà a gestire i propri servizi e a commercializzare i propri prodotti, non è ancora stato reso noto come Opera sceglierà di integrarli nel browser, anche se “piani molto concreti” sarebbero già in atto.

Gaia Bottà

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20 03 2015
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