C’è uno studio interessante pubblicato nei giorni scorsi da NordVPN che si concentra sul rapporto tra gli utenti e la privacy online. Condotto in 23 paesi, offre l’opportunità di concentrarsi nello specifico sugli italiani e sulle differenze con il resto del mondo.
Gli italiani e la privacy online: che rapporto abbiamo?
Il dato più interessante che emerge, in relazione al nostro territorio, è la fiducia nel digitale. Il 69% dei connazionali dichiara di comprendere le modalità attuate da servizi e social per la raccolta e l’uso dei dati personali, il 68% non teme l’inserimento delle informazioni di pagamento sugli e-commerce. E, soprattutto, il 61% è convinto di poter esercitare il pieno controllo sui dati che lo riguardano.
C’è una sottovalutazione del rischio? No, perché l’88% afferma di essere a conoscenza della possibilità di una compromissione e, in tal caso, ne vorrebbe essere avvisato immediatamente. Ancora, il 70% è abituato a rivedere o modificare periodicamente le impostazioni relative alla privacy. Come va a livello globale?
In quasi tutti i mercati, la preoccupazione supera la fiducia. Gli utenti dimostrano attenzione ai propri dati, chiedono notifiche tempestive e sono consapevoli dei rischi, eppure la fiducia nei pagamenti online e la percezione di controllo restano basse. Un segnale chiaro: servono strumenti più efficaci e maggiore trasparenza.

Sempre in relazione all’Italia, altre statistiche interessanti rilevate sono quelle che collegano la consapevolezza in termini di privacy allo stato occupazionale e all’anagrafica. Ad esempio, solo il 28% di chi non lavora è coinvolto nella protezione dei suoi dati. Inoltre, tra la Gen Z e i Baby Boomer solo il 27% si occupa della loro gestione attiva. Questa la conclusione.
I dati sugli italiani confermano un trend globale diffuso: le persone sanno che i dati personali hanno valore, sono attente ai rischi online e si aspettano avvisi rapidi in caso di fughe o violazione. Eppure, la consapevolezza non sempre genera fiducia. Molti capiscono come i siti, le app e i servizi online raccolgono i dati, ma pochi sentono di avere davvero pieno controllo una volta che le informazioni finiscono sul web.