Non si può pubblicare la foto di un malato senza prima aver ottenuto il suo consenso. Nemmeno se la finalità è quella della ricerca medico scientifica, a meno che non sia stata preventivamente resa anonima. Lo ha ribadito il Garante Privacy, sanzionando una professionista che lo ha fatto. La sua colpa è aver incluso, nella presentazione di uno studio, l’immagine di un neonato affetto da una grave malattia (sindrome di Marfan) poi deceduto.
Un medico può usare la foto di un malato?
Al di là dell’entità della multa (5.000 euro), è il principio che conta. Sul fatto che il problema sia stato sottovalutato ci sono pochi dubbi. La stessa ricerca che ha portato alla sanzione è stata ripresa e pubblicata dal sito ufficiale della Società Italiana di Pediatria, dove oggi non è comunque più raggiungibile. L’intervento dell’autorità si è registrato in seguito alla segnalazione giunta dalla madre del bambino, che ha scoperto online la foto di suo figlio, scattata mentre era in una culla d’ospedale. Inoltre, come si legge nel testo del comunicato, sono state rivelate parecchie informazioni relative alla storia clinica della famiglia.
Il medico non si è preoccupato di rendere l’immagine anonima, né di chiedere il consenso dei genitori prima di utilizzarla. Una pratica ritenuta lesiva della dignità.
Nel caso specifico, il medico avrebbe quindi dovuto acquisire il consenso dei genitori e poi sottoporre i dati a tecniche di pseudonimizzazione, nel rispetto della dignità del neonato, oppure anonimizzare i dati del minore.
Nel testo del provvedimento si legge inoltre che, alla data della segnalazione, la locandina non era più accessibile online. Ciò nonostante, con una ricerca su Google o Bing si riusciva a trovarla tra i risultati restituiti, accompagnata da una miniatura dell’immagine. Inoltre, la dottoressa si è attivata prontamente per richiedere la rimozione delle immagini dal web, non risultano precedenti violazioni a suo carico e ha collaborato pienamente durante il procedimento.