Netflix spia gli utenti e vende i dati: denuncia in Texas

Netflix spia gli utenti e vende i dati: denuncia in Texas

Secondo il Procuratore del Texas, Netflix raccoglie, condivide e vende i dati degli utenti (minori inclusi) a data broker e inserzionisti pubblicitari.
Netflix spia gli utenti e vende i dati: denuncia in Texas
Secondo il Procuratore del Texas, Netflix raccoglie, condivide e vende i dati degli utenti (minori inclusi) a data broker e inserzionisti pubblicitari.

Il Procuratore Generale del Texas (Ken Paxton) ha presentato una denuncia contro Netflix per violazione del Deceptive Trade Practices Act (DTPA). L’azienda californiana è stata accusata di spiare i cittadini, inclusi i minori, in quando raccoglie i loro dati senza consenso. Le informazioni su preferenze e abitudini degli utenti verrebbero inoltre vendute a data broker e inserzionisti pubblicitari.

Quando guardi Netflix, Netflix guarda te

Nella denuncia è scritto che Netflix ha sottolineato per anni la principale differenza rispetto a Google, Facebook e Amazon. L’azienda californiana non raccoglie e condivide i dati degli utenti, non traccia le loro attività e non mostra annunci pubblicitari. I genitori possono anche creare profili per i figli con età inferiore a 12 anni.

Secondo il Procuratore Generale del Texas, Netflix ha invece sviluppato un programma di sorveglianza su larga scala. Nel 2022 ha inoltre introdotto il piano di abbonamento con pubblicità. L’azienda registra e monetizza miliardi di eventi comportamentali e traccia le abitudini di visione degli utenti, le loro preferenze, i dispositivi utilizzati, le reti domestiche e l’utilizzo delle app. Questo tracciamento si applica non solo agli account degli adulti, ma anche ai profili dei bambini.

Le informazioni raccolte vengono vendute a data broker (come Experian e Acxiom) e inserzionisti. Ciò permette di guadagnare miliardi di dollari ogni anno. Il Procuratore afferma inoltre che la piattaforma è stata progettata per creare dipendenza. Ad esempio, la funzionalità di riproduzione automatica crea un flusso continuo di contenuti, pensato per tenere incollati allo schermo gli utenti, compresi i bambini, per lunghi periodi di tempo.

Netflix avrebbe quindi violato il Deceptive Trade Practices Act. Il Procuratore chiede l’avvio di un processo, un risarcimento di 10.000 dollari per ogni violazione e un’ingiunzione per imporre la cancellazione dei dati raccolti e il blocco di raccolta, condivisione e vendita dei dati, oltre alla disattivazione della riproduzione automatica.

Un portavoce di Netflix ha dichiarato:

La causa intentata dal Procuratore Generale è priva di fondamento e si basa su informazioni inaccurate e distorte. Netflix prende sul serio la privacy dei suoi abbonati e si conforma alle leggi sulla privacy e sulla protezione dei dati in tutti i luoghi in cui opera. Non vediamo l’ora di rispondere alle accuse del Procuratore Generale in tribunale e di fornire ulteriori chiarimenti sui nostri controlli parentali all’avanguardia e a misura di bambino, nonché sulle nostre pratiche trasparenti in materia di privacy.

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Pubblicato il
12 mag 2026
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