L’organizzazione noyb, guidata dal noto avvocato Max Schrems, ha presentato una denuncia contro LinkedIn al garante della privacy austriaco. L’azienda californiana (sussidiaria di Microsoft da giugno 2016) non permette agli utenti di visualizzare gratuitamente chi ha visitato il proprio profilo, ma chiede la sottoscrizione dell’abbonamento Premium.
Violazione della privacy?
LinkedIn tiene traccia delle visite ai profili avvenute negli ultimi 365 giorni. I dati dei visitatori vengono spesso analizzati per personalizzare i contenuti o le pubblicità visualizzate. Sebbene l’azienda consenta agli utenti di rinunciare a questo tracciamento, non chiede un consenso esplicito (opt-in). Gli utenti del social network possono vedere le visite solo con un abbonamento Premium. Ciò equivale in pratica alla vendita dei dati.
In base all’art. 15 del GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati), le aziende devono consentire l’accesso ai dati in forma gratuita (solo la prima copia, mentre per le successive può essere addebitato un contributo spese). Un utente ha inviato una richiesta di accesso a LinkedIn, ma è stata negata per proteggere la privacy dei visitatori.
Un avvocato di noyb (Martin Baumann) ha dichiarato:
LinkedIn non ha problemi a consegnare alcuni dati in cambio di denaro, ma si preoccupa della privacy degli altri utenti quando si esercita il diritto di accesso. La protezione dei diritti e delle libertà altrui può sicuramente essere un motivo per non divulgare i dati personali condivisi. Tuttavia, se un’azienda ha richiesto il relativo consenso ed è chiaramente disposta a rendere disponibili gli stessi dati a pagamento, questo argomento non regge più.
L’organizzazione noyb ha quindi presentato una denuncia all’autorità austriaca per la protezione dei dati, in quanto l’utente di LinkedIn deve ricevere una risposta completa alla sua richiesta di accesso. Il garante della privacy dovrebbe inoltre imporre una multa per evitare simili violazioni in futuro.