Urbani e copyright, avanti così

di Gilberto Mondi - Gli italiani si agitano con scioperi e netstrike. Sbaglieranno pure ma per produttori, editori e distributori queste sono preoccupazioni: qui c'è qualcuno che sta aprendo gli occhi
di Gilberto Mondi - Gli italiani si agitano con scioperi e netstrike. Sbaglieranno pure ma per produttori, editori e distributori queste sono preoccupazioni: qui c'è qualcuno che sta aprendo gli occhi


Roma – Sono felice perché ci sono episodi, come la storia degli alpini che devono pagare la SIAE per cantare l’Inno di Mameli , o come la Legge Urbani , che stanno rapidamente consentendo agli italiani di rendersi conto cosa siano le normative attuali sul diritto d’autore e quali le loro conseguenze nell’era digitale. Più questa consapevolezza cresce più è inevitabile che cresca l’insofferenza . I paletti promossi dall’industria e piantati dai Governi e dai Parlamenti sulla fruizione delle opere d’ingegno, infatti, tentano di arginare ciò con cui non si vuole proprio trattare: la nuova attitudine del consumatore. Sarà questa ad abbatterli.

Gli esperti di come funzionano le cose nelle grandi economie hanno più volte evidenziato come il consumatore sia costitutivo del mercato stesso in modo ben più centrale dei produttori di un bene, o di un’opera protetta. E, proprio riferendosi al diritto d’autore e ai copyright in Internet, hanno indicato la necessità di una nuova via per produttori, editori e distributori.

Fino ad oggi, però, sono autorevoli e soppesate parole al vento . L’unica lingua che l’industria sa parlare, e ben lo dimostrano le dichiarazioni rilasciate da suoi esponenti italiani all’indomani dell’approvazione della Legge Urbani, è quella della repressione di “comportamenti diffusi”.

Una frase di cui si è abusato in queste settimane, emblema di ciò contro cui combattono questi industriali oggi, è un celebre pensiero di Winston Churchill che rifletteva molta della sua filosofia quale legislatore: “Se due persone fumano sotto ad un cartello con su scritto “Vietato Fumare” gli si ordina di smettere e gli si fa la multa; se trenta persone fumano sotto allo stesso cartello li si invita ad andare a fumare altrove. Se trecento persone fumano, si toglie il cartello” .

Ciò su cui le major e certi editori nostrani si sono arroccati è il principio secondo cui copiare un file che contiene un’opera protetta equivale a rubare e, dunque, lo Stato non potrà mai accettare che ciò sia legale. L’equivalenza tra rubare ed effettuare una copia di un bene immateriale è evidentemente un azzardo, in quanto l’operazione non produce una sottrazione d’uso. Ma ad essere evidente è anche il fatto che la Legge non nasce per difendere principi astratti ma per agevolare la convivenza pacifica tra i cittadini e offrire delle garanzie per lo sviluppo della persona.

Contro la difesa ad oltranza di posizioni ormai obsolete, gli utenti italiani si stanno mobilitando . Il come ciò avvenga, con un netstrike piuttosto che con una sospensione dall’accesso ad Internet, è senz’altro discutibile, per usare un eufemismo. Ma resta il fatto che la mobilitazione esiste , è chiara e forte ed è l’espressione di un disagio diffuso nell’utenza, che percepisce un Legislatore prono a mantenere lo status quo industriale e assolutamente incapace di togliere quel cartello. Per l’industria, poi, la ribellione di utenti che sono anche consumatori dovrebbe risuonare come campanello d’allarme, ma è un campanello a cui il batacchio è da tempo stato sottratto, affinché nulla, neppure quello, possa disturbare la quiete di certi ovattati cortili.

Ieri intanto su home page di siti come WinMXItalia , chiusi per protesta, si leggevano tante buone ragioni per prendersela con Governo, Parlamento e industria e, tra le altre cose, si rinnovava l’invito a sospendere gli acquisti di CD, DVD e simili. Le major dovrebbero ascoltare un invito che ultimamente si legge ovunque online, perché negli ultimi pochi anni in molti diversi settori i consumatori hanno iniziato ad esercitare il proprio potere di scelta e a dimostrare quello che nelle Accademie, come dicevo, si sa bene: che il mercato lo fa chi compra.

Leggo che ora il paese sta per dotarsi di una Commissione per capire Internet . Di certo mai mossa fu tanto rilevante quanto assolutamente tardiva . Dalla metà degli anni ’90 ad oggi, infatti, l’Italia ha fatto in tempo ad approvare una serie di normative deliranti, che intaccano e hanno intaccato lo sviluppo della rete e dell’era digitale. Parlo della prima legislazione contro la pedofilia online, la legge sull’editoria, il recepimento della Direttiva europea sul copyright, la legge sul deposito obbligatorio di siti e newsletter, persino imbarazzante per l’ignoranza che l’ha generata, fino al clamoroso passo falso della Legge Urbani. E chi vuole è certamente legittimato a sperare che l’insediamento della Commissione cambi le cose.

Ma io per questo dicevo che sono felice, perché l’enormità delle cose che vanno partorendo i palazzi nostrani non può più passare inosservata. Onore al merito, dunque, a chi sbaglia: sta riuscendo a far aprire gli occhi a molti italiani sul paese che li circonda.

Gilberto Mondi

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25 05 2004
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