USA, aperta la caccia ad iTunes?

Stando alle indiscrezioni, il servizio musicale in the cloud di Google potrebbe essere disponibile già a partire da questo mese. Mentre il lancio statunitense di Spotify dovrà vedersela con le esose richieste delle major del disco
Stando alle indiscrezioni, il servizio musicale in the cloud di Google potrebbe essere disponibile già a partire da questo mese. Mentre il lancio statunitense di Spotify dovrà vedersela con le esose richieste delle major del disco

Un turbinio di indiscrezioni, scatenato dagli osservatori più vicini al variopinto panorama della musica digitale. Un mercato che pare ormai in pieno fermento, nell’agguerrita caccia al predominio di iTunes in terra statunitense.

Due i protagonisti di questa rincorsa, a partire dalla minacciosa nuvola di Google. L’azienda di Mountain View sarebbe ormai quasi pronta al battesimo ufficiale della sua piattaforma in the cloud Google Music, secondo alcuni disponibile già nel corso di questo mese .

C’è però chi ha consigliato di andarci piano. Il servizio musicale di BigG avrebbe dovuto offrire il suo modello di download a sottoscrizione già nelle scorse festività natalizie. Pare che il colosso del search sia ancora invischiato in lunghe ed estenuanti trattative con le principali major del disco .

Il motivo è piuttosto semplice: le grandi sorelle vorrebbero capire bene quali saranno le loro opportunità di business, in particolare dagli accordi di licensing con la Grande G . Forse perché non hanno mai ricevuto una proposta come quella relativa al servizio in the cloud architettato dall’azienda di Mountain View.

Google non è la sola società ad essere rimasta come intrappolata nei rigidi meccanismi di licensing delle sorelle del disco. C’è chi ha sottolineato come Spotify abbia ricevuto delle consistenti richieste economiche da major come Universal Music, almeno per il prossimo lancio del servizio in terra statunitense.

Il motivo è altrettanto semplice: le grandi etichette hanno paura che la maggior parte degli utenti di Spotify abbracci il modello di streaming gratuito supportato dalla pubblicità . Lasciando del tutto perdere l’offerta di sottoscrizione a pagamento. Le major vorrebbero dunque delle garanzie minime che hanno fatto vacillare Spotify.

Ma su questo punto è calato un alone d’incertezza. Secondo altre fonti , Spotify avrebbe già strappato accordi con EMI e Sony Music Entertainment , insieme detentrici di una fetta pari al 37 per cento del mercato statunitense della musica digitale. All’appello mancherebbe però la gigantesca Universal, attualmente restia a qualsivoglia proposta d’accordo.

Mauro Vecchio

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02 02 2011
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