USA contro l'IT cinese

Una legge approvata a Washington rischia di complicare la vita alle aziende fornitrici e agli amministratori di sistema. Il Governo USA verso l'affrancamento da qualsiasi apparato prodotto a Pechino e dintorni

Roma – I rapporti – già non idilliaci – fra aziende tecnologiche cinesi e istituzioni statunitensi potrebbero presto peggiorare ulteriormente, se una nuova legge approvata dal Congresso e firmata da Barack Obama manterrà tutto il suo carico di minacciosa puntigliosità nell’obbligare le suddette istituzioni a scremare dispositivi e apparati IT in qualche modo legati al potere politico di Pechino.

La legge contiene infatti la proibizione per NASA, dipartimenti del Commercio e della Giustizia (equivalenti ai rispettivi ministeri in Italia) e National Science Foundation di acquistare tecnologia informatica “prodotta, fabbricata o assemblata” da aziende cinesi “possedute, controllate o finanziate” dal governo di Pechino.

I sospetti, le inchieste e le accuse neanche tanto velate di spionaggio politico e minaccia alla sicurezza nazionale recentemente formulati dalla politica di Washington contro Huawei e altre aziende si sono dunque tramutati in qualcosa di concreto, e a poco sono serviti i tentativi di “aprirsi” a scrutinii esterni delle aziende cinesi o la perdurante negazione di responsabilità nei confronti dei cyber-attacchi anti-USA proveniente dall’apparato governativo asiatico.

La nuova legge USA prevede in effetti qualche scappatoia all’obbligo di scrutinio nel caso in cui l’FBI abbia dato parere positivo o la tecnologia contesa venga giudicata vitale per l’interesse nazionale, ma anche così la faccenda si complicherà non poco per chi ha la responsabilità di rifornire di apparati IT impiegati e ufficiali pubblici.

Definire esattamente e precisamente il controllo di Pechino sulle aziende produttrici non è il più facile dei compiti, tanto per cominciare, e una quantità innumerevole di imprese statunitensi impiega prodotti o componenti provenienti dalla Cina. L’intera filiera IT, ha protestato Huawei, dipende da meccanismi di design, sviluppo, produzione e programmazione con una natura globale e un singolo paese – Cina e USA inclusi – non può essere responsabile in proprio della sicurezza dei prodotti IT.

Vi è infine il possibile (probabile?) contraccolpo economico per i colossi cinesi alla continua ricerca di crescita ed espansione nel ricco pascolo di consumatori e clienti nordamericani, colossi che in taluni casi già non se la passano così bene (ZTE) oppure fanno affidamento proprio sul mercato USA per mantenere il segno più davanti all’andamento congiunturale del proprio business informatico (Lenovo).

Alfonso Maruccia

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