Huawei si apre all'Australia

Huawei si apre all'Australia

La divisione australiana della telco cinese ha deciso di offrire il proprio codice ai controlli sulla cybersicurezza. Un approccio distensivo che intende conquistare la fiducia di governi occidentali da sempre diffidenti
La divisione australiana della telco cinese ha deciso di offrire il proprio codice ai controlli sulla cybersicurezza. Un approccio distensivo che intende conquistare la fiducia di governi occidentali da sempre diffidenti

Alle incomprensioni e alle prese di posizione piuttosto marcate sembra seguire il tempo della collaborazione: Huawei ha deciso di mettere a disposizione del governo australiano il codice dei propri software e di tutto il materiale tecnologico prodotto, nel tentativo di fugare qualsiasi sospetto sulle presunte collusioni col governo di Pechino.

La decisione arriva dopo che la stessa Australia aveva optato per la scelta di escludere l’azienda dalla gara per poter partecipare ai lavori di costruzione della rete nazionale di connettività ad alta velocità . Un sospetto, quello sulle presunta inaffidabilità della telco cinese, che di recente aveva sfiorato il caso diplomatico con gli Stati Uniti.

Il capo della divisione australiana del colosso cinese ha ammesso gli errori commessi nella strategia di comunicazione adottata in seguito alla diffidenza mostrata da alcuni degli stati in cui Huawei si trova a operare. Per questo motivo si sarebbe scelto di puntare su un approccio collaborativo e offrire il proprio sistema di produzione a un controllo approfondito sulla cybersicurezza.

L’impegno nel nuovissimo continente rientra nel piano industriale che mira a ottenere una crescita delle vendite, in seguito agli investimenti che avrebbero prodotto, nell’arco degli ultimi tre anni, un aumento della forza lavoro di oltre 700 unità. Uno sforzo, questo, che si accompagna agli 820mila dollari (circa 635mila euro) spesi per attività di lobbying spesi negli Stati Uniti nei primi sei mesi del 2012 rispetto ai 200mila impiegati nei dodici mesi del 2011.

Cristina Sciannamblo

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