IT cinese, ribolle il sospetto globale

Dopo l'indagine conclusa dalla Casa Bianca, seguono le reazioni degli stati sulla presunta minaccia rappresentata dalle attività condotte dai giganti cinesi delle telecomunicazioni
Dopo l'indagine conclusa dalla Casa Bianca, seguono le reazioni degli stati sulla presunta minaccia rappresentata dalle attività condotte dai giganti cinesi delle telecomunicazioni

La decisa presa di distanza del governo statunitense dalle telco cinesi, sospettate di collaborare con le autorità di Pechino, ha provocato diverse reazioni da parte degli stati in cui si trovano a operare Huawei Technologies e ZTE Corp.

Il Canada ho prontamente invocato il veto governativo negli accordi che portano alla scelta delle aziende che hanno il compito di costruire il sistema interno delle comunicazioni, adducendo motivi relativi alla sicurezza nazionale. Nessuna delle due società cinesi nell’occhio del ciclone è stata citata esplicitamente, ma la cronaca degli ultimi giorni lascia pensare che il riferimento ad Huawei sia sottinteso, considerando il ruolo da protagonista della multinazionale nel settore canadese delle telecomunicazioni.

Dal canto suo, il Regno Unito ha deciso di non interrompere il rapporto di fiducia che la lega ad Huawei , specificando, però, che saranno prese tutte le misure necessarie per mantenere il paese in sicurezza. Peraltro, l’operatore mobile britannico EE , di cui Huawei è principale partner, ha assicurato che tutte le attività svolte soddisfano appieno gli standard di sicurezza adottati.

In una posizione intermedia si colloca la Commissione europea per il Commercio , che, seguendo l’esempio d’Oltreoceano, ha deciso di aprire una propria indagine volta ad appurare la trasparenza della politica di business condotta da Huawei e ZTE, con particolare riguardo ai presunti illeciti in materia di dumping.

Cristina Sciannamblo

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