USA, errori nel 98 per cento dei brevetti

Una società specializzata in proprietà intellettuale denuncia: i brevetti USA sono pieni di errori, alcuni di tale gravità da renderli assolutamente vulnerabili alle contestazioni


Washington (USA) – Nel 1999 Richard Stallman, presidente della Free Software Fundation , si domandava dove avrebbe portato la corsa al brevetto : adesso sappiamo, grazie ad un’indagine della Intellevate , che la foga ha reso i brevetti statunitensi pieni di errori, addirittura nel 98% dei casi. I dati parlando di un errore in quasi ogni registrazione, spesso frutto di deficienze dell’Ufficio dedicato, l’USPTO, United States Patent and Trademark Office . Il 2% di quelli esaminati, inoltre, conterrebbe inesattezze così gravi da mettere in discussione l’intero impianto descrittivo.

Intellevate, studio legale specializzato in proprietà intellettuale, ha sottolineato come la correzione dei documenti dei brevetti sia diventata un’attività di primaria importanza. La scorsa settimana, la filiale indiana ha annunciato, infatti, di essere intervenuta nel 5000simo brevetto – denunciando implicitamente una situazione preoccupante sotto il profilo legale.

“In pratica troviamo errori in ogni brevetto che controlliamo. Molti non sono importanti, ma altri possono alterarne completamente l’applicazione. Quando questo avviene, i nostri clienti possono decidere se vogliono ottenere un Certificate of Correction “, ha dichiarato Leon Steinberg, CEO di Intellevate.

Le procedure per ottenere i Certificates of Correction, che non sono altro che richieste di correzione, vengono utilizzate nel 34% dei casi di errore. Gli studi legali, ormai, considerano la correzione come un passo necessario per ridurre i casi di inesattezza: viene intesa, infatti, come uno strumento di controllo per la “forzabilità” dei brevetti, malgrado i costi onerosi.

“Intellevate ha sviluppato un tool proprietario che automatizza una parte del processo di correzione e ha creato un team di assistenti legali, in India, che sono specializzati in questo tipo di operazioni. Questa capacità, combinata con le basse tariffe indiane, ci ha permesso di fornire un servizio di altissima qualità a prezzi competitivi”, ha dichiaro Steinberg.

La consulenza indiana, a questo punto, potrà salvare i brevetti statunitensi. Ma chi salverà gli indiani dalla competizione statunitense? Forse i professionisti indiani IT di nuova generazione, che dopo aver speso qualche anno all’interno delle aziende della Silicon Valley, stanno iniziando a tornare a Bangalore per creare società fortemente competitive.

Dario d’Elia

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  • Anonimo scrive:
    Strano
    Strano che abbiano pubblicato il risultato di questo sondaggio... ... per loro abbastanza "compromettente"
  • Anonimo scrive:
    Sondaggi
    Guardate cosa dicono i sondaggi sugli attacchi informatici, al top sono i virushttp://www.google.it/search?q=sicurezza+tentativi+d%27Intrusione+sondaggio
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