USA: Huawei e l'accesso alle reti tramite backdoor

Secondo funzionari statunitensi, per oltre un decennio Huawei ha avuto accesso alle informazioni veicolati dalle reti installate in tutto il mondo.
Secondo funzionari statunitensi, per oltre un decennio Huawei ha avuto accesso alle informazioni veicolati dalle reti installate in tutto il mondo.

È trascorso ormai più di un anno da quando gli Stati Uniti hanno per la prima volta chiesto agli alleati di non affidarsi a Huawei per la fornitura delle apparecchiature da destinare alle reti mobile, in particolare quelle del 5G in fase di realizzazione. Una pretesa almeno in parte rispedita al mittente, anche in considerazione di quanto stabilito di recente da Europa e Regno Unito: nelle linee guida messe nero su bianco non si parla di ban a priori, se non per le componenti core dei network.

Nuove accuse dagli USA a Huawei

Ora gli USA si giocano una nuova carta, nel tentativo di convincere gli altri paesi ad attuare le stesse misure restrittive già adottate da Washington, affermando che per oltre un decennio l’azienda cinese ha avuto accesso alle informazioni veicolate dalle reti. In che modo? Lo spiegano alcuni funzionari attraverso le pagine del Wall Street Journal: sfruttando in modo non autorizzato le backdoor installate per essere impiegate esclusivamente da autorità e forze dell’ordine a fini di indagine e per garantire la sicurezza pubblica.

Da Shenzhen è prontamente giunta la smentita di quanto riportato. Huawei sottolinea di non aver mai attuato alcuna pratica in grado di mettere a rischio il business o i dati dei propri clienti e che l’utilizzo delle backdoor in questione (la cui esistenza viene confermata) è regolato in modo rigoroso. I dipendenti del gruppo necessitano di un’esplicita autorizzazione prima di potervi accedere, in caso contrario ogni abuso può essere rapidamente e facilmente identificato.

Difficilmente quanto messo sul tavolo della discussione sarà sufficiente per spostare l’ago della bilancia. Di fatto gli Stati Uniti non forniscono per ora alcuna prova concreta di violazioni perpetrate dal colosso cinese. Si tratta ad ogni modo dell’ennesimo tassello di un puzzle che sta andando via via facendosi sempre più complesso, proprio all’alba dell’era 5G.

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