USA, leggi per spulciare tra i server stranieri

I politici americani propongono nuove norme in grado di costringere le aziende statunitensi a condividere i dati sugli utenti con la giustizia USA. Anche quando tali dati sono conservati su server esteri

Roma – Due nuove iniziative del Congresso mirano a imporre nuove regole nella gestione dei dati alle aziende americane, aziende a cui verrebbe imposto l’obbligo di cooperare con gli ordini giudiziari che richiedano l’accesso ai dati degli utenti. Anche quando tali dati fossero ospitati su server presenti al di fuori dei confini americani.

Una delle leggi, Law Enforcement Access to Data Stored Abroad (LEADS), avrebbe come prima conseguenza il rafforzamento della privacy degli utenti , visto che al momento non è richiesto il mandato di un giudice per accedere ai dati più recenti (entro i 180 giorni).

Altra conseguenza del LEADS Act è poi l’estensione della sovranità USA anche in territorio straniero, perché le aziende interessate avrebbero l’obbligo di collaborare con la giustizia anche nel caso in cui i dati fossero ospitati all’estero. Sempre che le indagini riguardino cittadini statunitensi, beninteso.

La aziende di rete non hanno accolto bene l’iniziativa parlamentare, mentre Microsoft è di tutt’altro avviso e considera il LEADS Act come una “proposta di buon senso” e una soluzione reale a un problema reale. Un problema che Redmond affronta già da tempo in terra irlandese .

Ma il LEADS Act rappresenta un secondo “atto” di un tentativo di riforma dell’Electronic Communications Privacy Act (ECPA) già in corso da tempo , una riforma che prende il nome di ECPA Amendments Act e chiede più o meno le stesse cose della nuova proposta.

Alfonso Maruccia

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