USA, una sentenza incoraggia le critiche anonime

Un immobiliarista non riesce ad indurre un giudice a svelare l'identità del gestore di un sito pensato per pubblicare critiche alla sua attività
Un immobiliarista non riesce ad indurre un giudice a svelare l'identità del gestore di un sito pensato per pubblicare critiche alla sua attività

Phoenix (USA) – La storia la racconta Ars Technica ed è di quelle che fanno respirare un’aria diversa dal solito: il titolare di un’agenzia immobiliare non è riuscito a sapere, neppure rivolgendosi ad un tribunale, chi si celi dietro un sito nato per pubblicare critiche alla sua attività commerciale.

In buona sostanza, il giudice ha ritenuto di non dover procedere per identificare il titolare di quel sito web in quanto le frasi pubblicate su quelle pagine non appaiono diffamanti. Ed è interessante notare come il sito stesso si riferisca ad un dominio, paulmcmann.com, costruito sul nome dell’immobiliarista. Un dominio registrato tramite terzi il cui intestatario, dunque, non emerge da una ricerca nello WHOIS dei domini.

Va detto che sul sito si sostiene che occorre “aver paura” di McMann, un uomo che sarebbe in grado di “stravolgere la vita delle persone”. Affermazioni che al giudice, appunto, non risultano diffamanti.

“Questa vittoria – ha dichiarato un legale dell’associazione Public Citizen che fa capo a Ralph Nader – è una vittoria per il diritto alla parola su Internet come da Primo Emendamento. La Corte ha giustamente riconosciuto che il diritto delle persone di parlare anonimamente online non può essere violato senza una buona causa”. Chissà come sarebbe andata in Italia.

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22 01 2007
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