Videogame musicali, crisi in chiave di Re

Gli analisti sono pessimisti: i profitti generati dall'industria dei game in sette note si dimezzeranno. Troppi titoli e troppa musica hanno inondato le tasche dei gamer. Per qualcuno è colpa di editori troppo avidi

Roma – Si tratta di cifre poco incoraggianti che potrebbero indicare all’industria dei videogame musicali la malinconica strada del tramonto. Sono stati alcuni analisti di mercato a suggerirlo : titoli come DJ Hero , Band Hero e Guitar Hero stanno perdendo l’iniziale presa sugli utenti, osservando quella che appare come un’inesorabile caduta, verso un fondo già visibile e minaccioso.

Mentre il 2009 si avvicina alla sua fine, Michael Pachter – ricercatore di Wedbush Morgan Securities – si è mostrato particolarmente pessimista sull’immediato futuro della globalità dei profitti relativi all’industria dei videogiochi musicali. Parla di un calo drastico o meglio un vero e proprio dimezzamento, da 1,4 miliardi di dollari maturati lo scorso anno ai circa 700 milioni di dollari attesi per l’alba del 2010 .

Sono praticamente serviti a poco i fragorosi lanci di titoli come Rock Band: The Beatles o Guitar Hero 5 , così come non fa ben sperare quello di Guitar Hero: Van Halen . Stando ad altri dati – pubblicati dalla società di ricerca NPD Group – le vendite relative a questi videogame non avrebbero affatto soddisfatto le attese generate. Rock Band: The Beatles , ad esempio, non è riuscito a raggiungere la quota attesa di 1 milione di copie acquistate, fermandosi a vendite per 800mila copie .

Situazione ancora più imbarazzante per Guitar Hero 5 , che ha raggiunto una non troppo emozionante quota di 500mila unità vendute nel primo mese dalla prima distribuzione sul mercato. Guitar Hero 3 , durante lo stesso periodo di due anni prima, aveva raggranellato 1,4 milioni di acquirenti. E per DJ Hero – ovvero il gioco che avrebbe dovuto far espandere la serie nel mondo del rap – una vera debacle: appena 123mila unità vendute nel periodo immediatamente successivo alla prima apparizione sul mercato.

Per Michael Pachter tutto ciò sarebbe in parte colpa degli stessi editori di videogame che avrebbero confidato troppo nella disponibilità alla spesa dei gamer. Una quantità eccessiva di titoli avrebbe come inondato di musica gli utenti, non più disponibili a seguire la marea di chitarre simulate e batterie giocattolo. Gli editori avrebbero quindi spremuto troppo il connubio tra musica e console, giungendo ad una pericolosa saturazione di titoli, oltretutto spesso dotati di ingombranti strumentazioni da salotto.

Per gli analisti, dunque, il business legato ai videogame musicali verrà notevolmente a ridimensionarsi, assestandosi su un livello più basso di circa 500-600 milioni di dollari all’anno . Pare, tuttavia, che Dahni Harrison – il figlio del chitarrista George che ha contribuito allo sviluppo di Rock Band: The Beatles – stia cercando accordi con la società di sviluppo Harmonix e con Microsoft per introdurre un principio di gioco nuovo che potrebbe risollevare le sorti del mercato: sfruttare il divertimento da salotto per imparare davvero a suonare la chitarra elettrica.

Mauro Vecchio

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti