Videogiochi, avvertenza: potrebbero causare dipendenza

Uno studio dimostra una correlazione tra utilizzo dei videogiochi e aumento dell'attività dei centri cerebrali di ricompensa, responsabili delle dipendenze. Ma non è possibile determinare il rapporto causale
Uno studio dimostra una correlazione tra utilizzo dei videogiochi e aumento dell'attività dei centri cerebrali di ricompensa, responsabili delle dipendenze. Ma non è possibile determinare il rapporto causale

Una ricerca pubblicata su Translational Psychiatry ha dimostrato l’esistenza di un legame tra l’utilizzo dei videogiochi e l’attività di una particolare area del cervello, chiamata “centri di ricompensa”, che rilascia componenti chimiche responsabili delle sensazioni di piacere. Ad intensità normali questo avviene in presenza di attività che aiutano la sopravvivenza e la riproduzione della specie, mentre in caso di sovra-attività di questi centri cerebrali ci si trova in presenza di fenomeni di dipendenza (alcol, droga, sesso, gioco d’azzardo e così via). Oltre alla dipendenza, problemi in quest’area cerebrale possono condurre a schizofrenia e a disturbi ossessivo-compulsivi.

I ricercatori hanno preso in analisi 154 quattordicenni , a cui è stato chiesto di compilare un questionario relativo alla loro attività videoludiche e di sottoporsi a una risonanza magnetica. In base alle ore dedicate ai videogiochi a settimana dichiarate nei questionari, i ricercatori hanno calcolato una media di 9 ore a settimana e in base a questa hanno suddiviso i ragazzi: chi gioca più di 9 ore a settimana è stato inserito nel gruppo dei “giocatori frequenti” e chi utilizza i videogame meno di 9 ore in una settimana è andato invece a far parte del gruppo dei “giocatori non frequenti”.

Il risultato è stato che il primo gruppo mostrava dei centri cerebrali di ricompensa più attivi rispetto al secondo.

Come gli stessi ricercatori dichiarano, non è possibile desumere da questa ricerca quale sia il nesso causale tra i due fenomeni: per questo dovranno essere condotti degli esperimenti che permettano un monitoraggio diluito nel tempo. Non è quindi scientificamente possibile affermare che i videogiochi causino un aumento di questa particolare regione cerebrale (portando alla dipendenza), così come non è possibile affermare il contrario, ovvero che le persone con quest’area del cervello particolarmente sviluppata (e quindi ipoteticamente tendenti alla dipendenza) sviluppino un amore per i videogiochi.

Il rischio è che una notizia del genere sia diffusa dando spazio alla prima interpretazione (in linea con la teoria secondo cui i media e le tecnologie sarebbero il male del mondo) mentre, a voler essere proprio pignoli, è allora più probabile la seconda: persone naturalmente predisposte alla dipendenza hanno più probabilità di intraprendere attività che possono generare dipendenza.

È pur vero che le strutture cerebrali hanno dimostrato di essere malleabili : quando si pratica con costanza e frequentemente un’attività fisica le regioni motorie del cervello si allargano, e dei cambiamenti sono stati dimostrati anche con l’allargamento delle proprie reti sociali. Considerando, nello specifico dell’argomento, la dimostrata influenza dei videogames sulle capacità dei giocatori, una simile ipotesi potrebbe non essere poi troppo peregrina.

A questo stadio, comunque, così come altre recenti ricerche che tentavano di dimostrare l’influenza di pratiche sociali sulla conformazione cerebrale (alcune sembrano più probabili e altre meno ) a questo studio va riconosciuto il merito di poter rappresentare un aiuto per la conoscenza di dinamiche più complesse, come quelle relative alle dipendenze.

Elsa Pili

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16 11 2011
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