Viva la collaborazione open source

Le autorità al di là e al di qua dell'Atlantico pensano a sfruttare massicciamente l'approccio open allo sviluppo e al miglioramento delle infrastrutture software. Grazie al contributo dei cittadini
Le autorità al di là e al di qua dell'Atlantico pensano a sfruttare massicciamente l'approccio open allo sviluppo e al miglioramento delle infrastrutture software. Grazie al contributo dei cittadini

Con Change.gov Barack Obama ha dato il via a una tendenza , che si sta diffondendo a macchia d’olio nelle istituzioni dei paesi di cultura anglosassone. Directgov , il super-portale britannico aperto al contributo dei cittadini, ha ad esempio dato il via a un’iniziativa di condivisione di idee e soluzioni di sviluppo per migliorare il portale in pieno spirito di collaborazione open .

Si tratta di un progetto volto a mettere mano alle fondamenta di un sito visitato mensilmente da più di 11 milioni di persone, ed è per questo che se la Internet di Barack Obama (prima con Change.gov e ora attraverso il portale della Casa Bianca Whitehouse.gov) si dice aperta al contributo di chiunque indipendentemente dalle competenze e dalla specializzazione, Directgov è più specificatamente interessata a chiamare a raccolta gli sviluppatori software più capaci .

Obama si dice promotore di una Internet aperta e che sia una possibilità di sviluppo e informazione per tutti? Le istituzioni d’oltremanica vanno oltre e decidono di essere più specifiche, con iniziative mirate a obiettivi precisi. Dagli States risponde il Dipartimento della Difesa, che si inventa una copia carbone di SourceForge.net per farne l’archivio di software open source sviluppato (prima di tutto) da personale interno.

Il portale si chiama Forge.mil , e al momento pare non raggiungibile, ma è noto per essere stato realizzato partendo dalla stessa infrastruttura su cui gira SourceForge, a cui i militari hanno aggiunto quelle componenti necessarie a far sì che esso fosse in linea con le necessità e gli standard del DoD. Tra questi standard c’è ad esempio la possibilità di usare le smartcard per autorizzare l’accesso a certe parti del sistema.

Il primo obiettivo di Forge.mil appare quello di avere il controllo sul codice open in via di sviluppo : i progetti sono visionabili anche dall’esterno, ma per modificare il codice o contribuire di proprio pugno è necessario avere le autorizzazioni utili a passare i controlli di cui sopra. Quel che non è ancora chiaro è a chi bisognerebbe eventualmente rivolgersi per ottenerle, queste autorizzazioni.

Alfonso Maruccia

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02 02 2009
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