Web Tax alla francese, aspettando l'Europa

La Francia è pronta allo strappo: siccome l'Europa non ha sviluppato una propria Web Tax, i transalpini ne adotteranno una propria dal 1 gennaio.

E ora l’Italia che farà? La domanda è lecita perché sono le promesse a suggerirlo. La Francia, infatti, ha annunciato che dal 1 gennaio entrerà in vigore una tassa finalizzata a colpire i giganti del Web, quei grandi gruppi che, pur agendo sul mercato europeo, hanno la capacità di eluderne le maglie fiscali pagando cifre irrisorie e spostando capitali verso lontani paradisi fiscali. Nulla di illecito, tutto in linea con quel che l’incrocio tra le legislazioni europea e nazionali consentono, ma tutto ormai difficilmente digerito in un vecchio continente che vede il team GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple) come un elefante che si muove tra i cristalli dei bilanci europei.

Ma se di Web Tax si parla ormai da anni senza trovare una soluzione, alcuni paesi hanno ora deciso di forzare la mano. La soluzione più ovvia sarebbe infatti quella di un approdo alla norma passando per le istituzioni europee, le quali potrebbero mettere assieme tutti gli attori UE senza creare salvacondotti. Ritardi e rinvii hanno però fatto insospettire i paesi meno disposti ad aspettare ed ora la situazione sembra vicina allo strappo definitivo.

La Francia è pronta e sarà la prima. E se l’Europa non risponderà prontamente, non tarderanno ad arrivare proposte omologhe destinate ad esacerbare la situazione.

Web Tax alla francese

Nelle settimane scorse il ministro dell’economia transalpino, Bruno Le Maire, ha fatto sapere che la Francia era pronta a camminare da sola se l’Europa non avesse dato segni di voler accelerare entro la fine dell’anno, quella che era stata fissata come la data utile ultima per poter arrivare ad una soluzione condivisa. Siccome dall’Europa non è giunto altro se non un profondo e reiterato silenzio, la Francia ha dato seguito alla propria promessa: a partire dal 1 gennaio 2019 entrerà in vigore una Web Tax alla francese che fin dal primo anno dovrebbe essere in grado di drenare ai big della Silicon Valley qualcosa come 500 milioni di euro.

Non è chiaro quale possa essere la formulazione prevista da Le Maire, ma con buona probabilità si tratterà di uno schema simile a quella flat tax al 3% che più volte è stata proposta sul tavolo europeo (e poi respinta poiché rigettata dal veto dell’Irlanda e dalla scarsa attenzione di troppi sul tema). Il primo obiettivo, inoltre, sarebbe il mercato dell’advertising: una prima spallata, prima di estendere e calibrare al meglio la proposta – o aspettando nel frattempo la sponda europea.

In epoca di giubbetti gialli e nei giorni dello stralcio dell’aumento delle accise sui carburanti, in Francia la Web Tax è tornata di moda poiché in tasca si porta mezzo miliardo di euro. Chissà che l’eco francese non arrivi anche in Italia, dove qualche centinaio di milioni in più potrebbero far comodo in vista della nuova manovra finanziaria disegnata sul filo dei decimali con Bruxelles. Tria a suo tempo si era detto disposto a procedere in autonomia e l’esempio francese potrebbe fare da apripista: al momento non se ne è avuta notizia ed il tempo sembra ormai scaduto, ma l’idea potrebbe tornar valida fin dal 2019 quando il nostro paese, già precedentemente allineato con la Francia in questa battaglia, potrebbe decidere di alzare i toni della sfida con l’UE.

Fonte: DW

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