WebTheatre/ L'assurda Italia del lavoro

di G. Niola - Annunci paradossali rivenuti su Internet per rappresentare la vita di chi cerca lavoro in Italia. E la webserie diventa d'improvviso impegnata

Roma – Se c’è qualcosa che costituisce il “rimosso” del racconto che si fa in rete è l’attualità. Saturati gli altri media, la rete, o perlomeno quella sua parte che produce audiovisivo seriale, ne rimane immune, rifugiandosi in quel fantastico che televisione o cinema italiano snobbano, nel demenziale spinto, nell’immaginario o anche nel poliziesco e nell’azione. La produzione audiovisiva per internet italiana fin dalla sua nascita sembra insomma voler prendere con forza le distanze dai parenti più ricchi rifiutando in primis due componenti: il dramma (o meglio il melodrammatico) e l’impegno.
Job/Sick va contro almeno uno di questi due principi.

Job/Sick

Si tratta di una webserie ideata (e per larga parte scritta e diretta) da Eros Tumbarello e Beatrice Miano, che come già faceva la webserie americana INST MSGS , utilizza come spunto narrativo le informazioni trovate online. Nel caso specifico si tratta di annunci di lavoro paradossali, messi in scena dal duo con la collaborazione di amici (il budget, semplicemente, non esiste ma il risultato non ne risente troppo, anzi).

Arrivata al quarto episodio (postati circa ogni 15 giorni) e priva di un proprio sito ma saldamente radicata su una pagina Facebook attiva anche tra un episodio e l’altro con un continuo postare di annunci lavorativi malati, la webserie non fa molto per essere notata e le visualizzazioni lo mostrano bene. È un peccato, le potenzialità commerciali ci sono, come anche le intuizioni più alte.
Infatti, curiosamente, a dare la linea interpretativa ci pensa il PROMO , cioè il primo video messo online sul canale Job/Sick, che è più lungo dei singoli episodi e mette in scena la visione che gli autori hanno del mondo del lavoro.

Ovviamente il punto di forza di Job/Sick vuole essere il doppio livello di lettura della realtà. Da una parte la messa in scena dei veri annunci trovati su internet (alla fine di ogni episodio compare la schermata del vero annuncio da cui questo è preso), dall’altra la lettura in controluce della vera situazione attuale, ovvero quella di un mercato del lavoro paradossale anche quando non si produce in annunci paradossali.
E proprio questa seconda componente appare la più innovativa e radicale in un mezzo d’espressione che fino ad ora ha fuggito come la peste qualsiasi forma di lettura della realtà, privilegiando una prospettiva in tutto autoreferenziale.

Sarebbe folle non ammettere che proprio la negazione di un approccio impegnato sia stata la spinta più vitale e fondamentale di una forma di produzione culturale che (cosa non da poco) è riuscita a convogliare energie e idee da parte di quella fetta umana che più raramente si approccia alla produzione di qualcosa. Dall’altra parte è anche vero che negarsi uno sbocco espressivo troppo a lungo non può che essere dannoso.
Considerato questo non deve dunque stupire come il progetto Job/Sick sia patrocinato da Cineama (che risulta nell’insolito ruolo di Social Media Partner), hub di aggregazione di tutto quello che riguarda la produzione cinematografica indipendente italiana, AKA il terreno d’elezione dell’impegno e dello sguardo sull’attualità.

E così, con l’idea di raccontare la condizione lavorativa in Italia, oggi, e con lo spirito, l’umorismo e l’atteggiamento svelto della rete a fare da filtro, Eros Tumbarello e Beatrice Miani sono riusciti nel difficile matrimonio tra due componenti che sembrava impossibile fino a ieri.

JOB/SICK EPISODIO 1 – LO STAGISTA

JOB/SICK EPISODIO 4 – COME UN CHIRURGO

Gabriele Niola
Il blog di G.N.

I precedenti scenari di G.N. sono disponibili a questo indirizzo

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