WebTheatre/ Life In A Day, YouTube allo specchio

di G. Niola - I cittadini della rete chiamati a raccolta mettono in scena la propria vita di produttori di contenuti. Life In A Day è la sintesi di YouTube

Roma – Era il 1 luglio 2010 quando con 23 giorni di anticipo Kevin Macdonald metteva sul canale lifeinaday un primo video contenente la chiamata alle armi. In quel video chiedeva a tutti di girare un video sulla loro giornata, di rispondere a qualche domanda (“Cos’hai in tasca?”, “Di cosa hai paura?”) e di farlo improrogabilmente il 24 luglio. Non prima, non dopo. E infine di mandare il risultato a lui e al suo team che avrebbero provveduto a selezionare e montare tutto insieme per realizzare un documentario su come sia vivere oggi sulla Terra.

Life In A Day

Life In a Day, come ampiamente riportato , è stato presentato al mondo meno di 7 giorni fa al Sundance Film Festival, che è stato così lungimirante da accettare che il film fosse visibile contemporaneamente anche su YouTube stesso (e in diverse repliche i giorni seguenti).
La grande sorpresa per chi ha avuto modo di vederlo (per il momento non è più possibile ma il canale promette nuove repliche e il National Geographic vuole distribuirlo nei cinema il prossimo 24 luglio) è che non si è trattato di un documentario sul pianeta Terra ma sul mondo della rete.
Tutto ciò che viene fatto per internet finisce per essere autoreferenziale e anche il lavoro d’alto profilo di Kevin Macdonald, benedetto dalla produzione di Ridley Scott, non fa eccezione.

Le immagini potevano sembrare quelle di tanti reportage, colori, stile di ripresa, attenzione per i dettagli umani e esotismo non erano poi così diversi, ma a filmare non era mai una troupe esterna al luogo ritratto, ma una persona che lo abita. E se è curioso che un autoctono riprenda se stesso e il proprio mondo, adeguandosi a luoghi comuni, stereotipi e soluzioni visive applicati su di esso dal cinema straniero (ci sono tre segmenti italiani, in uno si mangiano spaghetti, ma non siamo gli unici…), lo è ancora di più pensare che buona parte di quel che si è visto (immagini da paesi emergenti o immagini provenienti da contesti fortemente disagiati) provenga da utenti attivi della rete.
Quello che Life In A Day ha mostrato infatti non è stato come sia vivere oggi sul pianeta Terra (cioè il concetto di time capsule che Macdonald voleva raggiungere) quanto chi sia oggi a produrre i “contenuti generati dagli utenti”.

La tipologia umana che ha risposto a quell’appello messo online il 1 luglio dal regista è la medesima che mette foto su Flickr, scrive post su blog, utilizza servizi di social bookmarking, usa Twitter ecc (magari non tutto insieme). È cioè l’utenza attiva, che non naviga e basta, non consulta e basta, ma produce contenuti o contribuisce a ordinarli, selezionarli e condividerli. Si tratta di un esercito contemporaneamente conosciuto e sconosciuto, che mette in rete parte di sé ma che nessuno aveva mai indagato in questo modo.

In Life In A Day c’è una sovraesposizione di bambini, famiglie non ordinarie (senza un padre, senza una madre, senza figli, composte da un uomo e la madre anziana…) e di malati terminali, ci sono i luoghi più consueti assieme ai più esotici (comunque consueti) ma anche momenti di totale amenità. C’è l’incidente alla Love Parade (era il 24 Luglio, non lo ricordava nessuno) e c’è un mare di ottimismo e gioia di vivere da parte di una popolazione (gli utenti attivi della rete) solitamente molto più incline alla lamentela e al facile grido di rabbia.
Life In A Day in ultima analisi non è stato nemmeno una sintesi del solo materiale inviato ma una sintesi di YouTube stesso (o almeno di un suo aspetto). Il grande aggregatore ogni giorno riceve video del tipo che si vedono nel film di Macdonald, solo che nessuno li ordina e li mostra in questa maniera.

LIFE IN A DAY TEASER #1: SLIM UP

LIFE IN A DAY TEASER #2: RON

KEVIN MACDONALD ON LIFE IN A DAY

Gabriele Niola
Il blog di G.N.

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