Wind, prosegue la mobilitazione dei dipendenti

Ieri lo sciopero per chiedere che l'azienda rinunci alla esternalizzazione del call center, che porterebbe al licenziamento di 275 lavoratori di Sesto San Giovanni. Blog e sito di mobilitazione telematica
Ieri lo sciopero per chiedere che l'azienda rinunci alla esternalizzazione del call center, che porterebbe al licenziamento di 275 lavoratori di Sesto San Giovanni. Blog e sito di mobilitazione telematica

Milano – Raccolgono importanti solidarietà a livello politico, sono sostenuti dalla Provincia e dalla Camera di Commercio, eppure per i 275 precari, lavoratori del call center di Wind a Sesto San Giovanni la situazione rimane critica . Per questo ieri si è tenuto uno sciopero e una nuova manifestazione, con l’acquisto da parte dei lavoratori di mezze pagine sulla freepress per rendere noto cosa sta accadendo.

Spiega l’organizzazione sindacale dei dipendenti, appoggiata anche dai sindacati confederali, che “dopo l’alta adesione allo sciopero del 5 febbraio e nonostante l’interessamento dei Ministeri del Lavoro, dello Sviluppo Economico e delle Comunicazioni, l’Azienda continua a perseguire il progetto di cessione di parte del suo core business. Questo nonostante i risultati dichiarati siano positivi: crescita dei ricavi, primo utile registrato dalla Società per circa 56 milioni di euro , una significativa crescita del margine operativo lordo (di circa 200M€), piani di stock options offerte alle prime linee dirigenziali, la recente acquisizione, da parte della Proprietà, dell’operatore greco TIM Hellas. Un’Azienda in crisi? Tutt’altro”.

Secondo i dipendenti la nuova proprietà di Wind, alla quale come noto non partecipa più ENEL, si trova a gestire l’indebitamento legato al fatto che chi ha acquisito l’azienda lo ha fatto “con capitale di debito, che grava sul bilancio di Wind (in sostanza, ha comprato l’Azienda in gran parte con i soldi stessi dell’Azienda). Pertanto Wind, che avrebbe necessitato di una forte iniezione di capitali, perché già molto indebitata, si è invece ritrovata un ulteriore pesante fardello da sopportare”. La denuncia dei lavoratori, dunque, verte sul fatto che a loro dire non si vuole investire quanto contenere i costi, ridimensionando anche i call center , “una scelta – avvertono i lavoratori – in antitesi con il percorso che le Aziende più avvedute stanno compiendo, reinternalizzando attività e processi, per poter garantire più elevati livelli di qualità del servizio”. A loro parere tutto questo cozza anche contro le normative, vedi la cosiddetta Circolare Damiano ,che puntano a stabilizzare i rapporti di lavoro “nel variegato quanto precario mondo dei call center”. “Nello stesso momento in cui la politica cerca di limitare la precarietà – sottolineano – Wind decide di mettere in discussione la sicurezza dei suoi Lavoratori, cedendoli a terzi”.

E se le attività dei lavoratori sono raccontate da loro stessi sul blog dedicato , c’è anche chi sostiene la loro battaglia suggerendo persino di ricorrere a forme di lotta telematica .

Due in particolare le azioni che vengono proposte: la prima è un mail strike , con un form pensato per protestare: “Compila il form e intasagli la mail”, scrivono i promotori. La seconda è un call strike : “Chiama, chiama e richiama ancora il 156. Non gioire se prendi la linea, gioisci se trovi occupato!”.

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26 02 2007
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