X combatte i bot AI ma chiede di usare Grok, il paradosso

X combatte i bot AI ma chiede di usare Grok, il paradosso

X definisce i contenuti AI una minaccia esistenziale per i social media, ma la piattaforma promuove Grok come strumento per generare post.
X combatte i bot AI ma chiede di usare Grok, il paradosso
X definisce i contenuti AI una minaccia esistenziale per i social media, ma la piattaforma promuove Grok come strumento per generare post.

Nikita Bier, responsabile prodotto di X, ha pubblicato un post accorato in cui definisce i bot AI la piaga di X e annuncia nuove misure per combatterli: tag obbligatori per i contenuti generati dall’intelligenza artificiale, sistemi di rilevamento anti-bot potenziati, rimozione degli account automatizzati. Dall’altro lato, nella stessa app, in ogni schermata di composizione dei post, c’è un’icona “G” di Grok, il chatbot AI di X, che suggerisce cosa scrivere. Basta toccarla e l’AI propone il contenuto del post.

X vuole combattere i bot AI

X sta combattendo contemporaneamente i contenuti non-umani e incoraggiando gli utenti a produrre contenuti non-umani. Con la mano destra sradica i bot, con la sinistra pianta i semi di nuovi bot. Un paradosso che nessuno sembra avere la minima idea di come risolve.

Le parole di Bier meritano di essere lette con attenzione: Le persone vengono su X per sentire il polso dell’umanità. Per questo, la piattaforma deve fare ogni sforzo per resistere a tutto ciò che falsifica o adultera quel polso. Non c’è nulla di più inquietante che pensare di leggere le parole di un essere umano e scoprire che era una macchina.

È una diagnosi lucida e corretta. I social media esistono, o dovrebbero esistere, per facilitare la comunicazione tra persone reali. Sono “social” per definizione: esseri umani che condividono punti di vista, esperienze, opinioni con altri esseri umani. I bot AI non aggiungono nulla a questo scambio, anzi, semmai il contrario.

Ma la lucidità della diagnosi rende ancora più stridente la contraddizione. Mentre Bier parla di minaccia esistenziale, Elon Musk annuncia che Grok 4.20 verrà lanciato questa settimana. L’AI viene integrata in ogni angolo dell’app, promossa come strumento creativo, offerta come scorciatoia per chi non sa cosa scrivere. È come se un pneumologo facesse una conferenza sui danni del fumo con una sigaretta in bocca.

Il problema non è solo di X

Bier ha ragione nel fare una distinzione tra account falsi che inondano la piattaforma di commenti generati in massa e un utente che usa Grok per formulare meglio un pensiero. Ma la distinzione è più sfumata di quanto sembri. In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: contenuto non-umano presentato come umano, che diluisce il valore della piattaforma e mina la fiducia degli utenti. E il problema non riguarda solo X, ma un po’ tutti i social.

La verità è che le piattaforme social sono intrappolate. Hanno investito miliardi nell’intelligenza artificiale generativa. Grok, Meta AI, Gemini integrato ovunque, sono scommesse enormi che devono produrre ritorni. Allo stesso tempo, l’uso eccessivo di quegli strumenti rischia di distruggere il motivo per cui le persone usano i social media.

Come strumenti pubblicitari, i modelli AI funzionano bene, analizzano i dati degli utenti per ottimizzare le promozioni. Ma come strumenti per la comunicazione umana, rischiano di sabotare lo scopo principale della piattaforma: dare a ogni persona uno spazio per condividere la propria prospettiva unica.

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Pubblicato il
24 feb 2026
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