XM Radio alla RIAA: ma quali illeciti?

Registrare radio digitali, secondo XM Radio, è del tutto legale: siamo legittimi e le royalty pagate dall'industria radiofonica digitale fanno la fortuna degli artisti. RIAA continua a pretendere risarcimenti
Registrare radio digitali, secondo XM Radio, è del tutto legale: siamo legittimi e le royalty pagate dall'industria radiofonica digitale fanno la fortuna degli artisti. RIAA continua a pretendere risarcimenti

Washington (USA) – Continua la battaglia legale tra RIAA , l’associazione dei discografici statunitensi, ed XM Satellite Radio , la radio digitale via etere denunciata per la commercializzazione di un dispositivo per registrare le trasmissioni radiofoniche in formato compresso. Il servizio radiofonico in questione è complessivamente utilizzato da oltre 6 milioni d’ascoltatori.

I dirigenti di XM Radio non vogliono accettare le accuse di Mitch Bainwol, presidente di RIAA, che ha definito il servizio “un modo come un altro per crearsi gigantesche collezioni di musica registrando le singole tracce messe in onda”. Bainwol vorrebbe che gli utenti acquistassero musica e non si permettessero di registrarla, nonostante l’uso di XM Radio preveda il pagamento di un abbonamento flat : la ridistribuzione delle royalty , l’elemento che può fare la differenza tra pirateria e sfruttamento legittimo di canzoni, viene quindi effettuata in modo collettivo anziché particolare.

È così che XM Radio ha scritto una lettera aperta a tutti gli artisti e naturalmente ai rappresentanti dell’industria discografica, dove la possibilità di registrare le canzoni trasmesse via satellite viene definita “una pratica del tutto legittima”. Di fatto, grazie al sistema d’abbonamento flat previsto da XM Radio, gli utenti che registrano le canzoni non creano danni diretti agli artisti: il problema insorgerebbe se, come ipotizzabile, tali canzoni registrate venissero successivamente ridistribuite attraverso reti P2P per il filesharing.

È questo il vero motivo per il quale RIAA non intende desistere dal confronto in tribunale con XM Radio, nella speranza di mettere a segno un precedente importante che entri nella giurisprudenza statunitense. Negli Stati Uniti, tra l’altro, i legislatori stanno studiando una legge ad hoc che obblighi le radio digitali all’uso di piattaforme per lo streaming completamente protette da sistemi DRM .

“Il segmento dell’industria radiofonica nel quale operiamo”, si legge nella lettera di XM Radio, “è tra i soggetti che pagano più royalty in assoluto”. “Gli utenti non possono selezionare le singole tracce e registrarle sul proprio computer”, si legge nella lettera: una radio digitale non è un iTunes senza costi, nonostante Bainwol abbia più volte associato il fenomeno del ripping al cosiddetto freeloading digitale .

Tommaso Lombardi

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28 06 2006
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