A Roma si cucina l'antipirateria

Inciviltà e inconsapevolezza: il volto del pirata muta a seconda della prospettiva da cui lo si osserva. Basta parlare di ladri di file e pirati di DVD, è ora di parlare di criminali - UPDATE

Roma – “Io produco film. Un tempo avevo una colf in casa che stava con uno che faceva dichiaratamente il pirata. Allora l’ho sfidata” racconta in un aneddoto l’onorevole Luca Barbareschi , organizzatore del convegno “Pirateria e criminalità audiovisiva: quando la copia danneggia il mercato”, ultima giornata degli Stati Generali del Cinema . L’ha sfidata ad ottenere il DVD del film prima che il DVD uscisse sul mercato: “ci è riuscita”. Barbareschi si è rivolto ad una non meglio precisata istituzione per capire dove stesse la falla, per comprendere come il pirata avesse anticipato il mercato. L’onorevole ha compreso che la falla sta nel laboratorio, e ha rimediato un improperio dalla sua colf: “i collusi con i pirati stanno nell’istituzione”. Il compagno della colf di Barbareschi aveva clienti all’interno dell’istituzione.

Teatro Studio Sono numerose le analisi e le proposte che si sono alternate presso l’Auditorium Parco Della Musica, ma il leitmotiv della giornata è stato responsabilizzare . Responsabilizzare i netizen, responsabilizzare le istituzioni, responsabilizzare i detentori dei diritti.

Ad aprire i lavori, il presidente della SIAE Giorgio Assumma , membro del Comitato contro la pirateria istituito presso la Presidenza del consiglio: invoca la responsabilizzazione del sistema giudiziario, snocciola proposte per responsabilizzare gli impenitenti della pirateria. “Le leggi attuali sono perfette, prevedono sanzioni durissime sia sotto il profilo civile che sotto il profilo penale” riflette Assumma, che rileva altrettanta efficienza nella collaborazione tra i tutori della proprietà intellettuale e le forze dell’ordine. Qualcosa non va: il problema sta nei magistrati , spiega Assumma, che spesso si trovano a dover decidere di casi di responsabilità penale senza dominare la materia che trattano. Per questo motivo il presidente della SIAE auspica che si creino team di magistrati specializzati che sappiano far rispettare i diritti dell’industria dei contenuti.

Ma non è tutto: “la pirateria è una sfaccettatura di un fenomeno di inciviltà culturale – denuncia Assumma – i ragazzi che imbrattano i muri, che rovinano le suppellettili nelle scuole, che fanno le corse ubriachi sono elementi di questa società incivile che acquista prodotti contraffatti”. A parere di Assumma è fondamentale un’ opera di rieducazione : “bisogna insegnare ai giovani cosa è lecito e cosa è illecito”, ma non sempre è possibile canalizzare questi concetti nelle strutture formative. È possibile dunque imbracciare altri strumenti: il presidente della SIAE torna a proporre di chiamare in causa i prefetti, affinché somministrino punizioni amministrative ai giovani e ai loro genitori : “al giovane e alla famiglia del giovane che acquista a Porta Portese prodotti contraffatti potrebbero spettare sanzioni amministrative, al giovane si potrebbe imporre di ripulire un monumento imbrattato”.

Se il volontariato coatto per i giovani che non rispettano il lavoro degli autori non è che una proposta, concreta è invece l’opera di sensibilizzazione proposta dal Ministero dello Sviluppo Economico, rappresentato agli Stati Generali del Cinema da Ludovica Agrò : snocciola anticipazioni riguardo alla campagna anticontraffazione che dal 2009 si diramerà dal web per raggiungere i media tradizionali, contando sul passaparola dei giovani che – assicurano gli esperti consultati dal Ministero – si scambieranno gli spot come fanno con i video della rete. Cinque milioni di euro verranno profusi nella campagna antipirateria, fra video virali, concorsi e iniziative nelle scuole, e il messaggio rivolto ai giovani, assicura Agrò, sarà meno forte di quello delle campagne precedenti: in luogo di slogan quali “La pirateria danneggia l’economia. Stanne fuori difendi la legalità” i cittadini italiani si lasceranno convincere da payoff che suonano come “Con la contraffazione perde tutta l’Italia” o “Un falso ti delude sempre”. Il linguaggio, spiegano i rappresentanti delle istituzioni, ha una portata non indifferente fuori e dentro le campagne di comunicazione: si sta già smettendo di utilizzare appellativi evidentemente connotati come ladri o pirati e si tende a preferire termini come criminali o, ha suggerito ieri il presidente AGIS Alberto Francesconi, evasori fiscali : la sfera semantica che gravita intorno alla “pirateria” evoca indomiti condottieri carichi di fascino.

La pirateria, torna a denunciare il presidente della SIAE Assumma, “è in mano alle grandi organizzazioni criminali”. Anche per questo motivo, dalla comunicazione alle strategie repressive, tutto dovrà essere coordinato e gestito su larga scala . Se Assumma ha l’occasione di militare nel Comitato istituito presso la Presidenza del consiglio, agli Stati Generali del Cinema partecipano e hanno la possibilità di manifestare le loro proposte anche attori che non sono stati convocati dalle istituzioni per tracciare il futuro delle strategie per la tutela del diritto d’autore.

Dai quattro panel di relatori, uno dedicato ai rappresentanti delle istituzioni, uno all’industria dei contenuti, uno ai tecnologi, uno ai consumatori, all’impresa e ai provider, sono emersi diversi orientamenti nel guardare alla tutela dei diritti degli autori. C’è chi riprende la proposta avanzata nei giorni scorsi, come il rappresentante di Cento Autori Francesco Scardamaglia , che si dichiara favorevole ad imporre ai provider una sorta di equo compenso capace di rifondere i detentori dei diritti dalle violazioni perpetrate dai loro abbonati. Si torna poi esplicitamente a parlare della dottrina Sarkozy , vista da molti dei presenti come un modello a cui mirare per scuotere i netizen, nonostante il clima polemico con cui la si sta discutendo in Francia, nonostante l’orientamento contrario espresso dal Parlamento e dalla Commissione Europea . I filtri gestiti dai provider restano argomento all’ordine del giorno, ritenuti imprescindibili da alcuni membri dei panel, rigettati fra gli altri da Juan Carlos De Martin , responsabile italiano di Creative Commons: utilizzare tecnologie di deep packet inspection a parere di De Martin sarebbe come combattere il business delle fotocopie controllando ogni busta e ogni pacco postale per verificare che non contengano materiale riprodotto illecitamente. Esistono sfumature, esistono mediazioni che potrebbero creare per l’industria l’opportunità di un futuro complice della rete: a proporre una soluzione è Leonardo Chiariglione , padre dello stesso standard MPEG che ha saputo impensierire l’industria dei contenuti. Promotore del progetto dmin.it , Chiariglione spiega che gli strumenti per assicurare agli autori riconoscimento e retribuzione esistono già e non aspettano che di essere implementati .

Tutto, osserva però il vicepresidente di AIIP Paolo Nuti , passa dalla consapevolezza dei cittadini della rete . Il nodo della questione è ora il quadro legislativo italiano: “ricevevamo, perché a un certo punto abbiamo cominciato a considerarle spam, decine, centinaia, migliaia di segnalazioni al giorno con le quali le associazioni a tutela del diritto d’autore ci dicevano quel tale numero di IP sta facendo P2P e pubblica contenuti che considero di mia proprietà “. “Ora il provider – racconta Nuti a Punto Informatico – nel momento in cui la riceve la deve immediatamente trasmettere all’autorità giudiziaria, che sarebbe tenuta immediatamente a procedere con le indagini: la cosa non avviene nel senso che l’autorità giudiziaria ha la capacità di seguire un numero ridotto di procedimenti e la catena di tutela dei detentori dei diritti viene così a mancare”. Il sistema attuale non è dunque efficiente nei suoi aspetti repressivi, ma non lo è nemmeno dal punto di vista della responsabilizzazione : “gli utenti non si rendono conto che pure sporadicamente e a campione possono venire colti con le mani nel sacco, non si rendono conto che non ci sono strumenti reali per sfuggire all’eventuale controllo: qualcuno – provoca Nuti – se l’è mai chiesto chi paga la banda e le infrastrutture dei proxy?”

Gli avvertimenti previsti dalla soluzione francese potrebbero responsabilizzare gli utenti che sfruttano le reti P2P per scambiare contenuti protetti, ma è altresì vero che “la disconnessione è incostituzionale”. Il rappresentante degli ISP sottolinea come la disconnessione possa sembrare solo apparentemente una misura proporzionata: “Nel momento in cui qualcuno si sente depredato dei suoi diritti – spiega Nuti a Punto Informatico – e magari non ha una profonda conoscenza tecnica o non ha nemmeno una conoscenza superficiale della rete può pensare che sia semplice chiudere il rubinetto”. Dal rubinetto, lo ha confermato l’orientamento delle istituzioni europee, fluisce ben più che un bene voluttuario: “con la disconnessione avviene qualcosa di più grave che non il semplice blocco del P2P”. Se la disconnessione è una evidente violazione dei diritti dell’utente, se i filtri al traffico si rivelano facilmente bypassabili, “l’unica cosa utile che si può fare – ribadisce Nuti – è sensibilizzare: un’azione di comunicazione come quella che discenderebbe dall’inviare una comunicazione via email”. Per questo motivo Nuti ricorda a Punto Informatico che AIIP preme da tempo per quello che definisce ” patto all’italiana “, che affiderebbe agli ISP il semplice ruolo di ambasciatori , messaggeri di avvertimenti per coloro che vengono colti dall’industria a non rispettare la proprietà intellettuale.

Anche l’esperto di networking e TLC Stefano Quintarelli si dice scettico rispetto alla graduated response così come formulata in Francia: “per risolvere un problema non se ne possono creare altri cento – spiega Quintarelli a Punto Informatico – il Parlamento Europeo si è espresso in modo molto chiaro”. E a fronte delle richieste avanzate oltralpe da alcuni senatori di sostituire alla multa una disconnessione , Quintarelli si esprime in maniera caustica: “Multiamoli, ma è come dare una multa per il divieto di sosta: se non hai l’offerta dei posti auto a prezzi ragionevoli la gente continuerà a parcheggiare in divieto di sosta”. “Se vado in un ristorante e vengo trattato male cambio ristorante – prosegue incisivo Quintarelli – se ho il monopolio dei ristoranti posso permettermi di trattarli male, come nelle tavole calde degli aeroporti. Ma quello è l’assenza del mercato: io sono a favore del mercato”.

Il futuro è da tracciare, le alternative sono da soppesare. Si chiudono i lavori degli Stati Generali del Cinema, è il momento di avviare i lavori del Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale. Nell’auspicio, sottolineano in molti, che le istituzioni prendano in considerazione tutti i tasselli di un mercato estremamente complesso.

a cura di Gaia Bottà

UPDATE – Le dichiarazioni del presidente AGIS Alberto Francesconi erano state in precedenza attribuite per errore a Giuseppe Giacchi dell’Associazione Produttori Televisivi. Ce ne scusiamo con l’interessato.

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