L'ombra della Dottrina Sarkozy sull'Italia

Industriali, provider, consumatori e innovatori si rivolgono al Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale istituito presso la Presidenza del consiglio. Il testo della lettera aperta, il commento di Guido Scorza

Roma – Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri si è insediato un Comitato che promette di combattere quella che viene definita “pirateria multimediale e digitale”: si mormora che fra le stretegie perseguite dal Comitato possa esserci l’importazione della cosiddetta dottrina Sarkozy . Sono numerosi, dagli industriali ai provider, dagli innovatori ai consumatori, i firmatari di una lettera aperta indirizzata al Ministro Sandro Bondi e al Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri Mauro Masi: lamentano il mancato coinvolgimento di tutti i soggetti che afferiscono al mercato dei contenuti digitali, si oppongono all’introduzione di una soluzione semplicemente punitiva come quella prevista dal modello francese e chiedono di avere voce in capitolo. Il testo della lettera aperta e, a seguire, un commento dell’avvocato Guido Scorza.

On. Sandro Bondi
Ministro per i beni e le attività culturali
e
Prof. Mauro Masi
Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Nelle scorse settimane si è appreso dagli organi di stampa che sarebbe stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri d’intesa con il Ministero per i Beni e le Attività culturali un Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale del quale faranno parte oltre al Segretario Generale della Presidenza del Consiglio che lo coordinerà, il Capo gabinetto del Ministero per i beni e le attività culturali, il Presidente della Siae, i rappresentanti dei dicasteri coinvolti e due esperti del settore che verranno nominati a breve.

La cultura nella Società dell’Informazione costituisce, tuttavia, evidentemente un bene comune e la circolazione del patrimonio culturale rappresenta pertanto un tema in relazione al quale si confrontano ed intersecano inevitabilmente interessi e diritti di soggetti diversi: utenti e consumatori, internet services provider, intermediari della comunicazione, artisti e fornitori di contenuti.

In tale contesto, desta preoccupazione la circostanza che nell’istituire il citato Comitato tecnico si sia ritenuto di non coinvolgere sin dall’inizio ed in modo strutturato e permanente i rappresentanti delle numerose categorie interessate e si sia scelto di affrontare il delicato tema della cultura nella società dell’informazione nella limitata e limitante prospettiva della lotta alla pirateria che costituisce, evidentemente, solo un fenomeno derivato rispetto alla più complessa problematica della regolamentazione del mercato culturale digitale e multimediale.

Analoghe perplessità solleva l’idea – se non addirittura l’auspicio – di orientare l’attività del Comitato alla produzione di disegni di legge volti al recepimento nel nostro Paese della soluzione francese della lotta alla pirateria audiovisiva.

Tale soluzione – in contrasto con il principio, sancito il 24 settembre 2008 dal Parlamento Europeo con 573 voti contro 74 e ribadito dalla Commissione il 6 ottobre, secondo il quale “nessuna restrizione può essere imposta ai diritti ed alle libertà fondamentali degli utenti finali, senza la preventiva autorizzazione delle autorità giudiziarie, segnatamente in accordo con l’Art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE sulla libertà di espressione e d’informazione” – infatti, non appare fondata su un adeguato bilanciamento dei contrapposti interessi e sembra porre la tutela dei diritti d’autore su di un piano sovra-ordinato rispetto ad altri diritti e libertà fondamentali del cittadino quali quello alla privacy ed all’accesso all’informazione ed all’utilizzo delle risorse informatiche e telematiche che sono destinate a divenire, tra l’altro, il canale di comunicazione privilegiato tra cittadino e pubblica amministrazione e, dunque, strumento ineliminabile per l’esercizio di un ampia gamma di diritti civili e politici.

Occorre, d’altro canto, rilevare che lo stesso Governo francese, pur pervenendo alla non condivisibile citata conclusione, ha, a suo tempo, affrontato il problema della lotta alla pirateria digitale in uno con quello dell’incentivazione del mercato legale di contenuti digitali, apparendo, evidente, che le due questioni non possono essere affrontate disgiuntamente.

Contestualmente al tema della pirateria occorre, infatti, farsi carico di risolvere la questione della scarsa accessibilità del patrimonio culturale attraverso le risorse telematiche.

Le nuove tecnologie, infatti, consentirebbero una massimizzazione della circolazione di tale patrimonio che, tuttavia, resistenze culturali ed economiche da parte dell’industria dei contenuti audiovisivi, un quadro normativo inadeguato e la pressoché totale mancanza di una seria politica dell’innovazione hanno, sin qui, lasciato allo stadio di semplice aspirazione o tendenza.

Alla luce delle considerazioni che precedono ed in ragione dell’importanza e centralità del tema sul quale l’attività del comitato tecnico andrà ad incidere, i firmatari chiedono di aprire formalmente il tavolo ed i lavori del comitato alla partecipazione permanente e strutturata di rappresentanti di tutte le categoria coinvolte.

La cultura è il più prezioso tra i beni comuni.

Distinti saluti,

Adiconsum

AIIP

Altroconsumo

Assoprovider

Centro NEXA su Internet e Società del Politecnico di Torino

Istituto per le politiche dell’innovazione

Netcom Il 23 settembre scorso è stato istituito presso la Presidenza del consiglio dei Ministri di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali un Comitato tecnico per la lotta alla pirateria digitale e multimediale che verrà coordinato dal Segretario Generale della Presidenza del Consiglio, Prof. Mauro Masi, già Commissario Straordinario della SIAE, e del quale faranno parte il Presidente della SIAE, Prof. Giorgio Assumma, il Capo di Gabinetto del Ministero dei Beni e delle attività culturali, i rappresentanti degli altri dicasteri coinvolti e due esperti che verranno nominati nei prossimi giorni (ndr. o, forse, mentre scrivo sono già stati nominati benché ancora nessuno lo sappia).

La notizia, se ci si dovesse e potesse limitare ad un lancio di agenzia, potrebbe essere data più o meno così come, d’altra parte, è proposta in un comunicato stampa della SIAE. Inutile, invece, cercarla nel resoconto on-line della seduta del 23 settembre del Consiglio dei Ministri o nel sito del Ministero per i beni e le attività culturali perché si resterebbe delusi: non ce n’è traccia. La centralità della proprietà intellettuale e della cultura digitale nella Società dell’informazione non consente, tuttavia, di limitarsi a dare e/o ricevere la notizia in termini tanto sintetici ed asettici.

Il Comitato tecnico – come, peraltro, lascia intendere il titolo che gli è stato attribuito – ha l’obiettivo di introdurre nell’Ordinamento italiano la soluzione Sarkozy-Olivennes alla lotta alla pirateria on-line: se un utente viene accusato di violare per tre volte gli altrui diritti d’autore, viene ordinato ai provider di disconnetterlo ex lege .

Il Presidente Assumma in una dichiarazione resa a Il Sole 24 Ore nei giorni scorsi, non ne ha fatto mistero: “Stavolta credo si possa compiere una battaglia seria – afferma Assumma – ho capito che c’è una volontà precisa, anche da parte del Governo, di intervenire. Condivido pienamente la proposta francese e auspico si possa adottare anche in Italia la stessa ideologia. Lo stop della connessione è necessario, sennò i risultati sono inefficaci. Per questo è necessaria la collaborazione degli intermediari”.

Se queste sono le premesse ed i presupposti è impossibile sottrarsi dal rilevare che metodo e contenuti dell’azione di Governo non convincono.

Partiamo dal metodo: il problema della circolazione illecita delle opere protette da diritto d’autore non può essere affrontato in modo avulso da quello più ampio della circolazione lecita dei medesimi contenuti ovvero della disciplina del mercato della cultura digitale. Prima di elaborare nuove norme ed introdurre ulteriori sanzioni – peraltro di dubbia legittimità costituzionale – per chi scarica illegalmente opere protette da diritto d’autore occorre, infatti, incentivare l’offerta legale di tali contenuti digitali e ciò perché il sistema della proprietà intellettuale nel suo complesso – e non solo l’enforcement dei diritti – ha come obiettivo ultimo quello di promuovere il progresso culturale e massimizzare la circolazione delle opere. In tale contesto il Comitato, piuttosto che essere dedicato semplicemente alla lotta alla pirateria, avrebbe dovuto essere intitolato – come, peraltro, accaduto in Francia nell’esempio al quale il Governo mostra di volersi ispirare – Comitato per la lutte contre le téléchargement illicite et le développement des offres légales d’oeuvres musicales, audiovisuelles et cinématographiques .

Per le stesse ragioni – parlando ancora di metodo – il Comitato, dovendo avere ad oggetto e intersecando la sua attività con il tema dell’accesso al patrimonio culturale, avrebbe dovuto essere istituito in un contesto di maggior coinvolgimento stabile e strutturato di tutti i protagonisti della circolazione dei contenuti culturali on-line: consumatori, intermediari della comunicazione, titolari delle più grandi piattaforme di comunicazione del mondo, Autorità di Garanzia (Privacy, Comunicazioni e Antitrust) nonché industria audiovisiva. La regolamentazione dell’accesso alla cultura digitale, infatti, non è un problema riconducibile alla sola disciplina sul diritto d’autore. Pensare di regolamentare il fenomeno della pirateria on-line senza impegnarsi prima a fondo nella disciplina del mercato dei contenuti digitali è come pretendere di disciplinare il fenomeno dell’immigrazione clandestina senza essersi preventivamente preoccupati di individuare un quadro di regole per la disciplina dei flussi migratori legali e per l’acquisto della cittadinanza italiana.

Passiamo ora ai contenuti. Nei mesi scorsi tutte le istituzioni comunitarie hanno stigmatizzato e bocciato senza appello la soluzione francese per la lotta alla pirateria audiovisiva: lo hanno fatto, da ultimo, il 24 settembre scorso – il giorno dopo della data in cui la Presidenza del Consiglio avrebbe “registrato” l’istituzione del Comitato tecnico – il Parlamento Europeo approvando , con 573 voti contro 74, una risoluzione nella quale chiarisce che “non possono essere imposte limitazioni ai diritti e alle libertà fondamentali degli utenti finali, in mancanza di una decisione preliminare dell’autorità giudiziaria, in particolare in conformità dell’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea sulla libertà di espressione e di informazione, ad eccezione del caso in cui vi sia una minaccia per la sicurezza pubblica e l’intervento del l’autorità giudiziaria sia successivo” ed il 6 ottobre la Commissione.

A prescindere, d’altra parte, da tali importanti prese di posizione che non possono, comunque, essere ignorate dal Governo di un Paese membro dell’Unione Europea non si può non riconoscere che in un contesto nel quale l’esercizio dei più fondamentali diritti – anche politici – è destinato ad essere mediato dall’utilizzo delle tecnologie informatiche e digitali (basti pensare alla rivoluzione introdotta nel rapporto tra PA e cittadini con il Codice dell’amministrazione digitale) è inipotizzabile sanzionare con la disconnessione qualsivoglia genere di violazione dei diritti di proprietà intellettuale specie se non accertata, con decisione definitiva, dall’Autorità Giudiziaria.
Tali perplessità – sia di metodo che di contenuto – appaiono, d’altro canto, condivise dai protagonisti del mercato digitale che hanno sottoscritto la lettera aperta al Ministro dei beni e delle attività culturali ed al Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Guido Scorza
www.guidoscorza.it

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti