È inquietante sapere che da qualche parte, in un angolo dimenticato di Internet, ci sia la foto della propria patente o del proprio passaporto. Il bello è che gli utenti non lo sanno nemmeno. Google, però, sì.
Google ora trova i propri documenti online e aiuta a cancellarli
L’azienda di Mountain View ha deciso di fare un passo avanti, o forse di rimediare a decenni di indicizzazione selvaggia, potenziando il suo strumento “Risultati relativi a te”. Da oggi, oltre ai numeri di telefono e agli indirizzi di casa (roba che già faceva venire i brividi), è possibile scovare e richiedere la rimozione anche di patente, passaporto e numero di previdenza sociale finiti nell’indice di ricerca.
Basta inserire i propri dati nel tool, Google fruga tra i suoi miliardi di risultati e mostra quelli che contengono le proprie informazioni. A quel punto, con un clic, si può chiedere la rimozione. Google ci tiene a precisare che tutti i dati inseriti nello strumento sono protetti da crittografia avanzata.
Una chicca interessante, è possibile attivare le notifiche automatiche, così ogni volta che Google individua nuovi risultati con i propri dati personali si riceve un avviso. Lo strumento tuttavia, rimuove i risultati dall’indice di ricerca di Google, non dal web. Le informazioni restano dove sono, semplicemente diventano più difficili da trovare tramite Google. Bene, ma non benissimo.
L’aggiornamento arriverà prima negli Stati Uniti nei prossimi giorni, poi negli altri Paesi, ma è ancora tutto vago.
Cancellare le immagini intime non consensuali, finalmente
Sul fronte delle immagini esplicite non consensuali, un problema che ha rovinato la vita di tante persone e che per troppo tempo è stato trattato con la stessa urgenza di un bug minore, Google sta finalmente semplificando le cose.
Prima era un percorso a ostacoli, adesso basta selezionare i tre puntini in alto a destra su un’immagine nei risultati di ricerca, cliccare su “Rimuovi risultati” e scegliere l’opzione “Mostra un’immagine sessuale che mi riguarda”. Ma la vera novità è che si possono segnalare più immagini contemporaneamente (perché il dramma, purtroppo, raramente si limita a una sola foto) e si possono attivare filtri proattivi che bloccheranno automaticamente risultati espliciti simili in futuro.
Una sorta di scudo preventivo che, se funziona davvero come promesso, potrebbe risparmiare a molte persone il trauma di rivivere l’esperienza ogni volta che qualcuno digita il loro nome. Questa funzione sarà disponibile nella maggior parte dei paesi entro pochi giorni.