Donald Trump si è lamentato su Truth Social che l’Iran usa l’intelligenza artificiale generativa come arma di disinformazione. Trump… Quello che usa l’AI per generare immagini promozionali di sé stesso e che ha un rapporto con la verità fattuale che potremmo definire “creativo.” Eppure, su questo punto specifico, ha ragione, che la dice lunga su quanto sia grave la situazione.
Dalla guerra in Iran ai deepfake, l’AI sta distruggendo la fiducia online
Dall’inizio del conflitto in Iran, distinguere il vero dal falso online è diventato un esercizio quasi impossibile. Video manipolati, immagini generate dall’AI di danni inesistenti o attacchi mai avvenuti, audio deepfake di leader politici, il tutto diffuso a una velocità che i fact-checker non possono umanamente contrastare. Quando nessuno può più fidarsi di quello che vede, i fatti condivisi cessano di esistere, e con loro la base su cui si regge qualsiasi discussione democratica.
L’AI generativa ha reso la produzione di disinformazione economica, scalabile e quasi indistinguibile dalla realtà. Quello che prima richiedeva competenze tecniche e tempo adesso si fa in pochi minuti, con un prompt.
Ma la disinformazione non è solo propaganda di guerra. Secondo una nota pubblicata dai ricercatori della Columbia University, l’AI sta diventando rapidamente lo strumento preferito per le truffe finanziarie. Deepfake di CEO che autorizzano trasferimenti bancari, voci clonate che chiamano familiari chiedendo di inviare urgentemente del denaro, pubblicità fraudolente con volti di personaggi famosi che promuovono investimenti inesistenti.
Anya Schiffrin, coautrice della nota della Columbia University, punta il dito contro le piattaforme social: È evidente che Meta è perfettamente in grado di fare molto di più per fermare la diffusione di queste pubblicità. La verifica universale degli inserzionisti è una soluzione praticabile, ma Meta esita a investire in questo sistema.
Le regole esistono, ma non bastano
Regno Unito e Unione Europea hanno preso misure e multano le piattaforme che non contrastano adeguatamente la disinformazione. L’Irlanda ha reso reato la pubblicazione o distribuzione di qualsiasi uso manipolato o non autorizzato dell’identità di una persona senza consenso. Sono passi nella direzione giusta, ma secondo Schiffrin, senza una cooperazione a livello internazionale, sarà difficile risolvere il problema, i truffatori operano da giurisdizioni dove le regole non arrivano.
A livello individuale, la difesa più efficace resta la più antica: non agire d’impulso. I truffatori creano sempre un senso di urgenza, perché sanno che la fretta è la migliore alleata della truffa. Fermarsi, verificare, non cliccare è ancora la migliore protezione. Ma è anche una difesa che scarica sull’individuo un problema che le piattaforme e i governi dovrebbero affrontare a monte.